Chi Vespa Mangia le Mele (chi Trump no) | Venturino Lazzaro

Venturino Lazzaro

Cambio Quotidiano Social


Cari amici, buona domenica. Il proverbiale estro marzòlo, sembra svanire solo la domenica, invariabilmente brutto ormai da settimane. Da qualche giorno leggo strane notizie sulla politica (...) americana, e sulla folle idea dei dazi da imporre a una serie di prodotti europei. Il Presidente intende sottoporre a dazio anche l'importazione della VESPA! Vorrebbe far passare il concetto (ridicolo) che tra chi produce la Vespa e chi la possiede, il privilegiato sia il primo. Finge di non capire (ma forse non capisce davvero) l'entità del privilegio di poterla importare. Non capisce (o finge) che se in Italia si decidesse di non fabbricare più la Vespa (indefettibile scaturìgine di gioia), il valore del mondo intero sarebbe di colpo diminuito, e a perderci sarebbe tutta l'umanità. Altro che dazio! Inserirei la possibilità di avere una Vespa (inesauribile generatrice di sogni) nella Carta dei Diritti inalienabili dell'Uomo, considererei il possesso di una Vespa come nota pesante in un Curriculum, nelle credenziali per gli Ambasciatori, tra i requisiti indispensabili per qualsiasi posto di responsabilità. Fossi un capo di Stato istituirei il bonus-Vespa per ogni adolescente che compia 14 anni, e inserirei la sua sàgoma nella bandiera nazionale. Altro che dazio. Ma forse nella bandiera sarebbe fuori luogo, perché la Vespa (nata in Italia) ha cessato ormai da tempo di essere italiana, così come Muhammad Alì non è americano, Mandela non è africano, Madre Teresa non è albanese o indiana. Sono di ogni posto e di chiunque li conosca. Sono beni universali e condivisi. Non mi capàcito. È come se chiedessi ai miei figli il dazio per tornare a casa a Pasqua. È come se le mie lasagne (che sto per assemblare) chiedessero dazio alla besciamella, o al parmigiano, o al burro. Non mi capàcito. Buon pranzo. E Hasta la Vespa! (sempre).