La cucina guarda che cos’è quanti piatti sporchi da lavare... | Venturino Lazzaro

Cari amici, buona domenica. Via l'albero, il presepe, via gli ultimi addobbi, pare sia passato un secolo dalle vacanze di Natale. E via pure le luci, le candele rosse, gli ultimi torroni. Ma che fatica tirare via tutto... Sembra impossibile, ma lo "smontaggio" pesa (anche fisicamente) più dell'edificazione, a volte. Conosco gente che non apparecchia la tavola, per non sparecchiare.


Venturino Lazzaro | Cambio Quotidiano Social

Chi non sporca piatti, per non doverli poi lavare. L'esperienza, l'età, le consuetudini mi informano che è lecito, quasi fisiologico cercare di evitare eccessive conseguenze, ma è vero anche che se esistessero scale di misura per quantificare un gusto, una soddisfazione, queste sarebbero tarate sul disagio, il disordine e sulla fatica che comportano. Mi torna in mente l'ultima tijàna (a Pasqua scorsa), quando pur seguendo le stesse tradizionali procedure, tra marinatura (il capretto era davvero grande), rosolatura, piselli con cipolle, carciofi a parte (con l'aglio), patate in due tempi, forno, panùra e tutto il resto, ho sporcato una quantità di pentole, vasellame, piatti e padelle che non mi raccapezzavo neanche io (risuona ancòra l'eco dei commenti familiari...).

Ma non posso neanche tralasciare, che a fine giornata (e in parte anche a Pasquetta) il ripulire ogni singolo utensile, ogni singola scodella, piatto, pentola, padella, non cessava di ricordarmi il gusto, il piacere, il colore e l'odore di quella giornata divertente, in cui in 20 minuti è evaporata, e si è consumata, una quantità di tempo, di impegno, di risorse e di fatica che un dirigente sindacale faticherebbe a quantificare. "Dove c'è gusto non c'è perdènza" diceva mio padre.

Ne ho fatto tesoro, e sono andato oltre, fino a pensare che "non c'è gusto, senza perdènza". Ieri sera una pizza classica, bella, con la farina giusta e col pelato. Che oggi, addemuràta, è ancora meglio (...quel che ne resta). Buon pranzo.