Il caos rifiuti e quel puntuale ritorno di un’ordinaria emergenza: un’arte o un alibi per bypassare le regole?

7 settembre 2019, 11:35 Sr l'impertinente

“Ma che hai, ti vedo nervoso? Mi è arrivata l’immondizia da pagare. Trecento euro di immondizia e l’immondizia la metto io. E se la mettevano loro quanto dovevo pagare?”. (Ficarra e Picone)


di Sr* l’impertinente

A Crotone la spazzatura ha un significato diverso da quello attribuitole in tutte le altre città: nella polis che fu di Pitagora, infatti, la monnezza è un’autentica risorsa: non per tutti, naturalmente, ma almeno per pochi.

Sarà forse per questo che quando qualcuno si mette volontariamente o involontariamente di traverso al flusso di rifiuti e di denari che questo si porta dietro, trova una resistenza non da poco.

Qui in riva allo Jonio quando si sfiorano gli interessi legati al mondo del pattume certamente non “Si Muore”, come ammoniscono perentori quei cartelli affissi sulle cabine elettriche e che invitano a non toccarne i fili, ma quantomeno una bella scossa si rischia di prenderla.


“L’individuo è il cestino della spazzatura

in cui la comunità svuota i suoi errori”.

(Sergio Cordero)


Con la spazzatura - sempre da queste parti - si sono costruiti imperi così come, quasi paradossalmente, si sono consacrate immagini e alimentate reputazioni; e si sono anche nutriti - e si continua a farlo - i desiderata del popolo, nella sempre verde rievocazione di quel “panem et circenses” di Giovenale memoria, oggi ancora così attuale.

Con la monnezza si sono create fortune, economiche e non solo; anche carriere, spianate o stroncate a seconda della parte delle barricate in cui ci si trovava; ci si è costruito un futuro e poco importa se radioso per pochi e molto meno per altri, come ad esempio per chi debba convivere quotidianamente con l’asserito olezzo di una vicina discarica.

Non importa neanche se i rifiuti abbiano saputo cogliere la scia tracciata dalle scorie tossiche delle fabbriche; una scia di morte che pare non arrestarsi e che ogni dì miete vite, molto spesso troppo giovani!


“L’ultimo secolo della nostra esistenza

si è lasciato dietro più immondizia

di quanta ne avevamo prodotta

in diversi milioni di anni”. (Ronald Wright)


Con la spazzatura si mangia anche e in tanti: d’altronde come si suole dire? “Pecunia non olet” e, dopotutto, per un piatto caldo in tavola vale la pena turarsi il naso. Specialmente di questi tempi.

Sarà forse anche per tutto ciò che, in questa dimenticata parte di mondo, combattere contro la spazzatura e tutto ciò che ci giri attorno, è come lottare contro i mulini a vento di Donchisciottiana memoria.

O, meglio, visto il panorama che circonda la sfortunata città, è come opporsi alle pale eoliche, che spuntano un po’ ovunque come una presenza inquietante.

Tanto, cosa volete che sia un giramento di pale in più o meno?


“La tassa sulla spazzaturasono soldi buttati via?”.

(Lorenzo Anelli)


Ma quello che lascia perplessi è che a Crotone così come in Calabria la monnezza sia spesso abbinata alla “emergenza”: una parolina magica che pare faccia cadere ogni tabù, superare regole e aprire molte porte.

A queste latitudine, però, c’è permesso di dire che più che un sostantivo appaia come un alibi? Con le emergenze, così come con le soluzioni drastiche non più procrastinabili, tutto pare essere concesso, con buone pace delle norme e talvolta perfino del buonsenso.

Malignamente si potrebbe pensare che, sempre qui a Crotone e nella Calabria tutta, arrivare all’emergenza sia divenuta un’arte imparata, coltivata e perfezionata nel corso dei decenni (se non oltre) ed in cui molti ne siano diventati nel tempo degli autentici maestri.


“Prodotto prodigioso la spazzatura:

basta non fare nulla e si riproduce da sé”.

(Pino Caruso)


Sono trascorsi ormai lustri e le parole che continuano a volteggiare in quest’ambito sono sempre le stesse, come ad esempio: “ampliamento in lunghezza prima ed in altezza dopo; abbancamento”; ora sovralzo o autorizzazioni in deroga”; o ancora: Crotone pattumiera della Calabria e d’Italia, con riferimento a tutte le province che qui hanno scaricato nell’unico impianto tonnellate e tonnellate di monnezza.

Quando poi si prospetta una possibile soluzione, come la creazione di una discarica pubblica, ecco riapparire nuovamente sulla scena la parolina magica che blocca tutto l’iter: “emergenza”.


“La spazzatura è una grande risorsa nel posto sbagliato

a cui manca l’immaginazione di qualcuno perché venga

riciclata a beneficio di tutti”. (Mark Victor Hansen)


Crotone, insomma, è una città in perenne attesa - spesso vana, a dire il vero - di soluzioni a problemi atavici, come la monnezza appunto; o come la bonifica (un altro mantra ripetuto per anni) per levare finalmente quei “veleni” lasciati in eredità dall’industria pesante in cambio di un sicuro lavoro “offerto” da fabbriche allora “benigne” e oggi “maligne”.

Intanto non ci resta che attendere: che cioè ci si liberi dall’emergenza rifiuti e forsanche dal potere che la monnezza dà, nella speranza che diventi sì una risorsa ma per tutti e non solo per pochi.

* Simbolo dello Stronzio