Mons. Angelo Panzetta a Crotone, nuovo arcivescovo nell’ultima città del Golfo di Taranto

7 novembre 2019, 14:25 100inWeb | di Vito Barresi

Buon segno per Crotone, dove da pochi anni è stato ripristinato il treno diretto con la vicina e più grande città del meridione ionico, la moderna Taranto. L'ex città industriale calabrese ritorna spiritualmente ed ecclesialmente nel contesto di una delle più antiche geografie religiose del Mediterraneo con la nomina da parte di Papa Francesco del nuovo pastore, il teologo mons. Angelo Raffaele Panzetta.


di Vito Barresi

Certo non sotto il segno del memorabile trattato giuridico e militare tra Romani e Tarantini, che porta il nome del Capo Lacinio, ma la Chiesa di Crotone si ritrova 'a casa', per quelle vie invisibili e misteriose che sono le repliche telluriche della grande storia, dentro il campo più orientale della Magna Grecia, chiamata a riposizionare la propria missione, nell'ampio e luminoso arco, del Golfo di Taranto.

Per questa arcidiocesi della Chiesa Cattolica, Arcidiocesi di Crotone - Santa Severina, dislocata tra Crotone e Catanzaro, che conta 186.613, di cui 184.413 battezzati (98,6% del totale), residenti su una superficie di 1.885 km² e registrati in 82 parrocchie per 7 vicariati, forte di 68.767 famiglie, 100 sacerdoti appartenenti al clero diocesano, 22 del clero religioso, 23 Diaconi permanenti, 6 comunità religiose maschili, 20 comunità religiose femmimili, un monastero, un Ordo Virginum, l'annuncio di un nuovo pastore è sempre una buona notizia.

Specie in tempi speciali di Avvento, quelli a cavallo tra novembre e dicembre dell'anno liturgico, in cui si prevede l'arrivo dalla splendida provincia di una meravigliosa, sontuosa e potente città stato, come fu 'Taras' la spartana della Magna Grecia, il nuovo arcivescovo in terra pitagorica, Don Angelo Panzetta teologo, moralista, vicepreside della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale.

Nella cronotassi dei Vescovi di Crotone, che ne conta ben 76, in quella di Santa Severina che ne annovera 67, Mons. Panzetta, è per la storia della Chiesa in Calabria il quarto Arcivescovo della Diocesi Crotone-Santa Severina, dopo Giuseppe Agostino, Andrea Mugione, Domenico Graziani ora in qualità di vescovo emerito.

"Si può diventare “più persona” quando si fa ilbene", ama ripetere spesso il nuovo vescovo Angelo Panzetta, nato a Pulsano (Ta) nel 1966, già sacerdote della diocesi di Taranto, ordinato nel 1993, per poi perfezionare i suoi studi all’Accademia Alfonsiana di Roma, ottenendo la Licenza (1994) e poi il Dottorato in Teologia Morale (2000).

Professore straordinario di Teologia Morale nella Facoltà Teologica Pugliese, direttore spirituale presso il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Molfetta (Ba), ha pubblicato La famiglia icona del mistero (2005) e diversi articoli dedicati soprattutto alla storia della teologia morale.

Nel suo ampio profilo d'impegno spicca l'attenzione verso i giovani, il sogno di molti di loro di realizzare il proprio desiderio di famiglia, la sfera vitale della loro affettività più che mai sospesa e incerta, in questa società frammentata, tra gioia e paura d’amare, tanto da coglierne la potenzialità evangelica di alcuni aspetti relazionali, umani, formativi tanto importanti nella costruzione di una personalità libera e autonoma, nel non facile contesto dell'oggi:

"Ho lavorato nel consultorio della mia diocesi e ho visto anche grandi amori soffrire, non perché non vi fossero buone intenzioni, ma perché uno o entrambi, pur volendo donare, non aveva l’umiltà di ricevere. L’affettività è buona quando permette l’integrazione dell’io e fa aprire nella verità l’altro. L’amore è sempre apertura alla comunità e alla Chiesa. Quando l’affettività porta le persone ad appartarsi e a dimenticarsi della comunità alla quale appartengono e delle responsabilità sociali che hanno, probabilmente bisogna chiedersi se quell’amore è vero."

Così come nella sua predicazione diuturna del Vangelo e di ossequio verso la tradizione vivente della Chiesa, intesa come “scuola di umanità”, si possono cogliere alcuni spunti fecondi, specifici criteri orientativi fondamentali, che potrebbero costituire lo strumento di lavoro per l'elaborazione del suo nuovo programma pastorale, fortemente improntato ad una nuova comunicazione della fede, cogliendo negli altri i frammenti di speranza, puntando a rinnovare le parole e il costrutto che fanno il testo e non il pretesto della relazionalità delle persone, superando gli schemi verbali del passato per immettersi coraggiosamente nell'alveo di quel che il prelato chiama

"il linguaggio dell’affettività che non è solo un linguaggio di piacere né di possesso, ma un linguaggio di amore oblativo: è il Vangelo che ce lo chiede! L’amore vero è donazione, accoglienza incondizionata. Il linguaggio dell’affettività contribuisce all’apertura vera quando è animato da questo amore che si fa apertura, accoglienza e dono."

Gli assi fondamentali su cui punterà l'Arcivescovo di Crotone, attento esegeta dell’enciclica “Amoris Laetitiae” di Papa Francesco, di cui intende coglierne e attuarne l'essenza puntando su una straordinaria riqualificazione della famiglia e del matrimonio, saranno sicuramente l’Accoglienza, in quanto atteggiamento di ricerca e avvicinamento all’Altro; l’Accompagnamento, come capacità di stare in ascolto dell’Altro; il Discernere, come modalità per leggere i cambiamenti e per conoscere il tessuto familiare; infine, l’Integrare.

Da qui il nostro auspicio e l'augurio affinchè Mons. Panzitta nel tenere conto del contesto culturale senza sguardi nostalgici rivolti al passato, saprà aiutarci a superare la subcultura dell’individualismo, migliorando la comunità ecclesiale, il senso e il significato dell'essere cattolici a partire dal suggerimento biblico per cui sempre “è bene che l’uomo non sia solo”.