L’informazione al tempo del Covid: tutti “danno i numeri” tra censure, contraddizioni e dileggi social

10 aprile 2020, 12:26 Sr l'impertinente

“Ma che avete voi giornalisti? Vi appropriate delle tragedie e le diffondete come un’epidemia, costringete il mondo a subirle”. (The Ring). Ciò che si ricorderà ed a lungo di questa emergenza Coronavirus, oltre alla quarantena che si protrae dai primi di marzo e che si protrarrà fino ai primi di maggio, è il fatto che tutti diano i numeri.


di Sr* l’Impertinente

I numeri a cui si fa riferimento non sono solo quelli dei casi che giornalmente si aggiornano e che, fortunatamente, in Calabria stanno mostrando contorni tutto sommato tranquillizzanti rispetto ad altre realtà.

Certo, ci sono situazioni particolari, come quelle di alcune case di cura; ci sono stati decessi e ci sono pazienti ancora in condizioni gravi ma, tutto sommato, la crisi pare stia passando con numeri non emergenziali.

Sempre a proposito di numeri, all’inizio della crisi sanitaria il circolo mediatico è stato alle prese con una serie di dati provenienti da fonti diverse ma che, però, non coincidevano e anzi aumentavano il senso di confusione.

Prendiamo il caso di Crotone: arrivavano infatti prima i dati della Regione, poi quelli dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro (dove c’erano dei ricoverati crotonesi) e poi quelli dell’Asp pitagorica.

Dati che però mai coincidevano, costringendo gli organi di informazione, ovvero coloro che giornalmente dovevano diffonderli, a fare distinguo, precisazioni o, magari, decidere di puntare su una sola fonte di riferimento.

La situazione, in effetti, era piuttosto complicata ed è culminata, giorni addietro, nella decisione di donna Jole - da poco alla guida della Regione - che con piglio autoritario ha fatto inviare una nota dal responsabile del dipartimento di tutela della salute, Belcastro, con cui ha intimato alle Aziende Sanitarie Provinciali così come alle relative Aziende Ospedaliere, di non emanare più il loro giornaliero bollettino dei contagi, così come quello sui ricoveri e sui dati territoriali relativi al covid 19 (QUI).


“L’arma del giornalista

è la penna o

la macchina da scrivere.

L’arma del giornalista

sotto vetro smerigliato

è la bacchetta o

la carta geografica”.

(Sergio Saviane)


In pratica, tutta l’informazione sul Coronavirus deve “passare” dalla Regione, anche se i dati che giornalmente fornisce sono sempre “arretrati” e non aggiornati come quelli dei presidi territoriali.

Una decisione, questa, che ha fatto gridare a molti ad una vera e propria censura, con esponenti del mondo dell’informazione che hanno invocato e a gran voce il diritto ad avere dati aggiornati che rispecchiassero la realtà.

Non a caso, sul tema, è intervenuto anche l’Ordine dei Giornalisti che, dopo un confronto con la Regione, ha concordato sulla necessità che ci sia un’unica fonte dei dati sulla pandemia.

Nel contempo, però, la categoria ha sottolineato l’esigenza che il bollettino quotidiano dell’ente fosse molto più dettagliato e che desse una informazione completa, non solo per aree provinciali quanto anche per singolo Comune.

Lo stesso ordine, poi, ha ribadito come “l’accentramento della diffusione … non può e non deve servire per dare meno informazioni ai cittadini ma per darne anzi di più; ed anche per evitare casi di informazione fatta in casa”.

Un’altra delle cose che si ricorderà di questa pandemia è senza dubbio, infatti, che il popolo italiano - calabrese e crotonese compreso - sia passato d’un tratto e con assoluta nonchalance dall’essere composto da provetti allenatori di calcio ad esperti virologici.

Tutti, infatti, ad inondare la rete di dati, informazioni, commenti, presunti complotti; così, d’emblée e giusto per rendere una situazione oggettivamente già complicata ancora più ingarbugliata (QUI). Una tale superficialità capace di creare anche danni e di cui, spesso, non pare se ne sia realmente e neanche consapevoli.


“Ci sono tre tipi di persone

che corrono incontro

ai disastri anziché scappare:

i poliziotti, i vigili del fuoco

e i giornalisti”. (Rod Dreher)


Il presidente dell’Ordine Giuseppe Soluri, infatti, non ha mancato di sottolineare che le informazioni spesso siano date “da persone che, senza alcuna qualificazione specifica e senza osservare alcuna deontologia professionale, utilizzano il drammatico momento che sta vivendo il Paese per soddisfare narcisismi di vario tipo e per diffondere spesso fake news”.

Le pressioni, alla fine, sono servite e le aziende sanitarie così come i presidi locali hanno ricominciato a trasmettere i loro bollettini, autorizzati dalla Regione ma a patto che i dati contenuti fossero coerenti con i suoi.

Ad esempio, e restando ancora a Crotone, l’Asp locale è ritornata anch’essa a diffondere le informazioni anche se non più sotto forma di comunicato, come prima, ma tramite un analitico foglio Excell nella cui tabella sono riassunti i numeri dettagliati e perfino suddivisi per singoli comuni della provincia (QUI).

Certo, sulla coerenza dei dati tra Regione e presidi territoriali c’è ancora un bel po’ da lavorare, perché qualche differenza ancora c’è stata, ma comunque è pur sempre questo un primo passo nella giusta direzione.

Resta però da colmare un altro gap, quello che vede la difficoltà di comunicare tra giornalisti e dirigenti delle Asp, e non solo, che invece si concedono ed anche volentieri a forme “alternative”.


“Ritengo un dovere

dei giornalisti

non porgere altro

che i fatti ai loro lettori”.

(Mahatma Gandhi)


Insomma, che il periodo non sia dei migliori per la categoria dei giornalisti, mai come adesso bistrattata, lo dimostra un’altra scelta di donna Jole e che ha scatenato proteste e non poche reazioni.

La Santelli, così come aveva già fatto con le Aziende Sanitarie provinciali, ha intimato questa volta ai dirigenti regionali di non parlare con la stampa senza essere preventivamente autorizzati.

L’intento sembrerebbe quello di evitare un’altra figuraccia come quella fatta dal dirigente Domenico Pallaria con le sue esternazioni nella puntata di “Report” su Rai Tre (QUI).

Il problema, infatti, pare sempre lo stesso: ovvero che la colpa non sia mai quella di aver messo alla guida di un settore cruciale - la Protezione civile nel caso di specie - una persona auto dichiaratasi incompetente in materia (QUI), ma dei soliti giornalisti brutti e cattivi che la cosa l’abbiano messo in luce.


“Chi di voi vorrà

fare il giornalista,

si ricordi di scegliere

il proprio padrone:

il lettore”.

(Indro Montanelli)


Anche al tempo del Covid, insomma, lo sport preferito rimane sempre quello di dare la colpa alla stampa; uno sport che non passa mai di moda nemmeno durante le emergenze e spesso praticato addirittura facendo uso dei social: una sorta di esecutori materiali (il killer più gettonato ultimamente sono i gruppi WhatsApp) con cui non si perda occasione, anche da parte di rappresentanti istituzionali o di enti, di ostacolare se non denigrare il lavoro di testate e singoli giornalisti.

Tutti prodighi a citare Luigi Barzini Jr., con la famosa affermazione che “fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” ma omettendo di ricordarne la parte precedente della frase, ovvero che “Il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi”.

Con buona pace di presidenti di Regione pro tempore, direttori Asp, rappresentanti istituzionali e di chi si accontenti di ciò che vomiti la rete, preferendola spesso alla seria informazione. Anche se talvolta scomoda. Buona Pasqua.

*Simbolo dello Stronzio