Calabria, una regione contro il vaccino? Viaggio nella terra dove il 40 per cento della popolazione ‘rifiuterebbe’ la vaccinazione antiCovid

19 aprile 2021, 18:00 100inWeb | di Vito Barresi

I numeri sono pitagorici e in questo caso segnalano quella che si può definire una vera e propria resistenza, per non chiamarla avversione, che serpeggia nella popolazione presente sul territorio regionale. Tra gli addetti ai lavori, ormai da settimane si parla, di una cifra davvero rilevante. Non tanto per il suo peso ‘assoluto’ ma per il messaggio simbolico che se ne ricava dalla ‘resilienza ai vaccini’ che toccherebbe, in base a ben specifiche statistiche e rilevazioni sanitarie ufficiali, addirittura punte superiori al 40 per cento delle persone.


di Vito Barresi

Semplici, banali, populistiche, solite dicerie dell’untore? Probabilmente no, se si tiene dell’analisi effettuata sui ritagli in cronaca, un index sulle principali fonti d’informazione, specialmente la stampa locale, che in queste ultime settimane hanno riportato note e corrispondenze d’agenzia che, se non fosse vero di telescrivente, sarebbero ottimo spunto per un racconto d’autore scritto con la penna intinta negli antichi inchiostri:

Arrivato in Calabria il team sanitario dell’Esercito. Contribuirà alla campagna vaccinale anti-Covid a favore di over 80 e persone fragili. I militari opereranno nelle zone più remote della regione. Il presidente della Giunta regionale – accompagnato da un generale, inviato dalla struttura commissariale nazionale, e da un colonnello, coordinatore dell’operazione Eos per la regione Calabria – ha incontrato, al centro vaccinale di Taurianova, l’ufficiale medico e i due sottufficiali infermieri che compongono il team inviato dal Comando operativo di vertice interforze della Difesa. Il team – la cui attività inizierà lunedì 19 aprile – opererà a domicilio, in coordinamento con le istituzioni sanitarie regionali e in stretta collaborazione con la Protezione civile locale.”

Tra resilienza al virus e resistenza alle campagne vaccinali, secondo i più recenti dati sulle somministrazioni, la Calabria è la regione d’Italia che sembra aver scelto la strada del rifiuto passivo, tenendo a bada le pressioni indotte dal furore mediatico giornaliero, serale e notturno, dei più prestigiosi ideologi e strateghi della ‘guerra senza quartiere al coronavirus’, puntando su una ‘indiscriminata’ vaccinazione di massa.

Una cautela, avverte il politologo Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, che più che scaturire da atteggiamenti ideologici, potrebbe anche rappresentare il riemergere 'paretiano', tra derivazioni e residui socio-politico-culturali, di atavici pregiudizi, sedimentati nella popolazione rurale di un tempo, e che adesso potrebbero giocare un ruolo, abbastanza rilevante, incidendo nella scarsa propensione a sottoporsi ai protocolli attuali della profilassi anti Covid-19.

Qui, invece, tra ‘i fieri calabresi’, dove la macchina del tempo sembra essersi inceppata, sembra quasi di sprofondare nel clima post risorgimentale della lotta al brigantaggio.

Tanto che, paiono amplificarsi, con i piccoli proclami da fronte interno, elogi e salamelecchi ai capi supremi della catena di comando, chiamata a visitare le fiacche retrovie dove si vanno pericolosamente formando brigate e truppe nemiche, battaglioni fantasmi di una sorta di strana guerriglia anti vaccinale, la crociata antivax, su cui si va facendo costantemente il punto della situazione, da parte di una 'cremagliera operativa' che si è insediata da mesi nel punto più alto dell’immenso padiglione Germaneto, dove, siede alla consolle, un curioso personaggio dello spettacolo e della pubblicità, il plenipotenziario di Salvini, che emette bollettini (sotto) ufficiali tra drappi tricolori e immagini mariane, esternando

«ringraziamenti al commissario Figliuolo per la disponibilità dimostrata nel voler rafforzare il dispositivo sanitario regionale. La campagna vaccinale calabrese migliora sensibilmente e, soprattutto, si conferma il gemellaggio con il ministero della Difesa e con l’Esercito. Su mia richiesta, il generale Figliuolo ha inviato un team mobile di vaccinatori per i Comuni di area interna. In questa prima settimana, opereranno per l’Asp di Reggio e, a seguire, per le altre province che ne avranno necessità e ne faranno richiesta. È un supporto importante perché i militari si occuperanno degli ultraottantenni e dei fragili. Mi auguro – conclude Spirlì – che ci sia anche la collaborazione dei calabresi e che vengano superate tutte le resistenze sulle vaccinazioni.”

Resoconti, a dir poco, allarmanti, non solo lessicalmente, perché di fatto attestano la percezione del rischio e del problema, ancora non sfociato in qualche eclatante episodio di conflitto sociale e sanitario, da parte delle stesse istituzioni di prossimità, come Regione, province, sindaci di minuscoli e piccoli comuni e di confuse e affastellate città più grandi.

Cioè il pericolo incombente di un flop della campagna di vaccinazione che non riuscirebbe a reggere l’urto di una sempre più vasta ed estesa resistenza alla vaccinazione di massa, che si nasconderebbe e camufferebbe sottotraccia, senza aver bisogno dello scafandro propagandistico di qualche ideologo no-vax, per altro, pure attivo in questa Calabria.

Ciò che spaventa è che gli stessi pochi e scarsi dati statistici parlerebbero eloquentemente quasi ammonendo che in Calabria, oltre al virus di Covid-19, bisognerà combattere anche la malattia della paura, non tanto del virus ma della 'vaccinazione di stato'.

Calabria ultima nelle graduatorie per tasso di vaccinazione. Dite che è solo una fata ignorante o un veggente folle a sostenere che il vaccino sia frutto avvelenato di qualche diabolico artificio per manipolare l’integrità della vita umana?

Massima attenzione, dunque, a quel che accade in questa periferia del Mezzogiorno italiano, paese di sud e magia, geografia di radicate superstizioni demo-antropologiche, dove si levano segnali di turbolenze 'sociologiche' da non sottovalutare.