La solitudine di Piazza della Resistenza. Così Crotone abbandona la Festa della Liberazione

25 aprile 2021, 12:15 100inWeb | di Vito Barresi

Che i valori della Resistenza, il 25 Aprile, la lotta di Liberazione Nazionale, fossero ormai titoli al ribasso nella vicenda politica crotonese, era evidente non da adesso ma da tempo, purtroppo ormai inveterato. A tal punto che, per taluni sindaci di Crotone, e ci auguriamo non per quest’ultimo della galleria, le ricorrenze ufficiali della democrazia italiana erano (e sono) diventate piuttosto banali date per qualche week-end che non, invece, momenti intesi a rinsaldare la coesione morale attorno ai principi solidi che legano la comunità nazionale, e quella locale, al dettato costituzionale.


di Vito Barresi

A Crotone non si festeggia, in alcun modo pubblico e istituzionale, il 25 Aprile, prima festa nazionale dell’anno in calendario, senza neanche un pubblico manifesto di memoria, dimenticando persino di ricordarlo sulle pagine web del Comune - quelle serie e ufficiali non quelle private dei social network - che ormai troppo disinvoltamente sorvolano sui grandi temi morali della convivenza nazionale, non si sa bene ancora per quali motivi comunicativi o informativi.

Fatto sta che in un Comune che si erge proprio in un luogo denominato Piazza della Resistenza, nel giorno di Bella Ciao, sicuramente sarebbe stata cosa seria e autorevole assistere anche a qualche semplice cerimonia, comunque in grado di ricordare il filo intenso che lega la Storia alla Memoria, la democrazia locale a quella nazionale, magari alla presenza non solo della fascia tricolore ma di ben, quanta stranissima grazia, quattro parlamentari della Repubblica che sembrano aver scambiato il nostro territorio non come una pietra miliare ma un inciampo al loro medagliato carrierismo.

Quanti si trovano a passare in questa giornata del 25 Aprile davanti al Palazzo Comunale non potranno che constatare, amaramente, l’atmosfera di scialbo disinteresse, di autentica desolazione ideale, oltre che l’assenza di tensione civile, che aleggia attorno al 76° anniversario della Liberazione dell’Italia.

Davanti alla targa esterna, e ovviamente quella interna, praticamente lasciata nella penombra della porta di servizio, neanche un decoroso omaggio, un cenno di pensiero, un segnale di presenza, fatto in forza del sentimento patriottico, magari semplicemente raccogliendo l’appello di deporre un fiore rosso e bianco in quell’angolo della piazza, che per i cittadini, avrebbe avuto il significato di un gesto di buona educazione civica, istituzionale, la sottolineatura di quella cultura della legalità che è principalmente espressa nel dovere di commemorare e celebrare un giorno che appartiene a tutti gli italiani e agli stessi crotonesi.

Questa grave mancanza di senso del dovere istituzionale, che di fatto ha cancellato dalla scena pubblica crotonese l’ordinata celebrazione del 76° della Liberazione a Crotone, va, purtroppo per competenza, prima che ad altre presenze istituzionali, addebitata al sindaco, attualmente l’Ing. Vincenzo Voce, che non si potrà dire diverso dai suoi predecessori, cioè gli stessi che nulla, come lui oggi, hanno organizzato, anzi persino osteggiato e, borderline anche devastato e dileggiato, i principi e i valori condivisi, specialmente con la famigerata messinscena revisionista e retrograda del Gladio, fortemente voluto da Pasquale Senatore.

Ci si aspettava altrimenti da Voce, non una semplice comparsata, un intervento su un mezzo tutt’altro che pubblico quale è Facebook, perché altro è dare solennità alla celebrazione pubblica, aperta, accessibile e cioè che sfruttasse l’occasione del suo primo 25 Aprile in funzione di Sindaco, per manifestare la sua fede antifascista e resistenziale, anche con un breve messaggio alle giovani generazioni.

Ma nulla è stato detto, niente diramato a tal proposito, neanche sulla pagina web del Comune, tanto meno in piazza con apposito manifesto, o sul balcone del Municipio dove sventolano stanche, sbiadite e sdrucite bandiere, fiacche e senza l’autorevole eleganza dei vessilli e del gonfalone da sventolare in cotanta solenne occasione.

Evidenzio tutto questo pur avendo sperato, inutilmente, in qualche iniziativa, anche minima da parte di assessori sempre pronti a filosofeggiare sulla differenza che li distingue dal resto del mondo, a favore della nostra popolazione crotonese, più che mai desiderosa e bisognosa di ideali, speranze, interiorità, che sono ingredienti necessari, lievito e sale, per favorire il risorgere delle energie da ritrovare, per affrontare tempi durissimi, tanto difficili perché, sebbene su piani diversi, richiedono a tutti, un grande spirito di resistenza e l’enorme coraggio della resilienza.

Occorreva far poco, a imitazione di tante altre municipalità, senza dispendio di risorse, esponendo semplicemente le bandiere delle brigate partigiane dalle finestre del Palazzo, deporre una corona alla lapide che ricorda la Resistenza, scrivere a stampatello i primi 12 articoli della Costituzione.