Occhiuto accusa Spirlì: con lui persi 200 milioni di euro Covid per la Sanità calabrese

6 novembre 2021, 16:57 100inWeb | di Vito Barresi
Roberto Occhiueto

Le parole sono “autografe” tanto da meritare la giusta virgolettattura dell’autore, in persona del nuovo Governatore della Regione Calabria. Che non si tira indietro a dire almeno un primo pezzo di tutta la verità sul “biennio nero” del Covid in Calabria. Eccole subito con l’avvertenza che chiunque potrà ascoltarle dalla stessa viva voce di Occhiuto in un’intervista disponibile in rete: “Sono molto dispiaciuto perché qualche occasione l’abbiamo persa. L’altro giorno ho partecipato alla Conferenza delle Regioni e, per esempio, sulle risorse che il governo deve dare per il Covid ho scoperto che la media delle richieste che le Regioni hanno fatto è di 130 euro ad abitante. La Regione che ha chiesto di più è l’Emilia Romagna con 170 euro mentre la Calabria ha chiesto solo 46 euro ad abitante. Se avesse chiesto 146 euro ad abitante avremmo avuto 200 milioni (ripeto 200 milioni) in più per la nostra sanità”.


di Vito Barresi

Una tristissima lezione sulla gestione arruffona dell’emergenza Covid in Calabria, fatta di superficiali annunci in coro alpino, cerimonie di prime inoculazioni di vaccino in pubblico, tendoni da sanità al fronte e sui punti nevralgici della lotta ai talebani, ma sotto la politica una totale impreparazione e inettitudine.

È questa una prima e amara constatazione del Presidente della Regione Calabria, Commissario per la Sanità, Roberto Occhiuto che, a titolo di elegante giustificazione del suo predecessore Ninetto Spirlì di Taurianova, ha potuto poi misericordiosamente chiosare che

“in questo ultimo anno la Regione è stata governata chiaramente a regime ordinario. Non c’era un presidente eletto, ai tavoli del Governo e delle Regioni è mancata l’autorevolezza di un presidente eletto direttamente dai calabresi: così non sarà più”.

Purtroppo per Occhiuto (ma è anche uno stimolo a far meglio come gli auguriamo) è da qui che deve ricominciare, ovvero da una gestione alquanto oscura e disordinata dell’emergenza Covid-19, iniziata in Calabria sotto i nefasti auspici della “rimozioneingloriosa di un indecoroso commissario alla Sanità nominato dallo stato maggiore del Movimento Cinque stelle, il generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli (QUI), con tanto di strascico al fianco, il subcommissario Thomas Schael (QUI).

Personaggi questi da affiggere sulla locandina di una sceneggiata napoletana ma che a dire del Ministro della Sanità, Giulia Grillo, pupilla di Conte, di Grillo Beppe nomen homen e in quota Nicola Morra, avrebbe garantito ai calabresi

legalità, trasparenza e competenza per la salute dei cittadini. Si tratta di nomine cruciali per questi territori, che hanno non solo difficoltà di bilancio, ma soprattutto non riescono a dare ai cittadini il livello di servizi sanitari che la legge richiede. Le personalità designate stasera dal Cdm hanno tutti i requisiti per fare un buon lavoro”.

Bla bla bla bla, popopo popopo di stampo neopopulista, per cui alla luce dei fatti, i “ras” e i capicorrente a Cinque Stelle calabresi dovrebbero soltanto vergognarsi in pubblico, anche se ora con questo “scoop” di Occhiuto va a finire che la passano pure liscia, insomma franchi al portatore, finendo il check sulle loro incapacità nel dimenticatoio dei rifiuti e delle nefandezze della malapolitica pentastellata di marca bruzia, davanti alla dissennata impreparazione di un uomo di spettacolo come l’eclettico Signor Spirlì, piuttosto incline a farsi un “selfie” in via Caloprese che applicarsi diligentemente a dare una mano ai calabresi assediati dalla pandemia.

La gestione del Covid, sia da parte della Regione Calabria che del Commissario Guido Longo, un poliziotto prestato alla politica tanto osannato da magistrati di primo piano e dal solito Presidente dell’antimafia che va in giro come un turista, ha messo in luce distorsioni non solo storiche e macroscopiche, ma anche quelle attuali, che hanno dato man forte al devastante impatto dell’epidemia che ha contribuito a demolire ancor di più la filiera ospedaliera e sanitaria calabrese.

La stessa che ora attende una rivoluzione etica e morale con un cambio di passo che metta in sicurezza gran parte della popolazione e della vita sociale ed economica, costantemente a rischio di cadere nel fossato mortale dei contagi e delle zone rosse.