Estrazione gas: in Basilicata accordo storico, in Calabria guerre di campanili

27 giugno 2022, 08:29 Imbichi

La Regione Basilicata si è mossa come unico interlocutore, riuscendo a strappare ad Eni e Shell - in cambio di un rinnovo delle concessioni - un abbattimento del 50% al prezzo del gas per tutti gli abitanti per i prossimi 10 anni. Un traguardo importante, ancor di più in momenti di crisi come questa. Nel mentre la Regione Calabria non ha una visione unica sullo sfruttamente delle proprie risorse naturali, e tutto è lasciato nelle mani di troppi interlocutori.


di Francesco Placco

L'accordo è stato firmato ufficialmente lo scorso 15 giugno (QUI), ed il giorno successivo si è svolto un incontro durante il quale il governatore della regione lucana, Vito Bardi, ha spiegato i "benefici diretti" garantiti ai cittadini.

Senza troppi giri di parole, la Regione ha garantito le concessioni delle attività estrattive in Val d'Agri ad Eni e Shell, impegnando però le multinazionali in progetti di riqualificazione, di transizione ecologica e finanche di sostegno economico alla popolazione. Un progetto di lungo respiro, che si articola in 10 anni.

Tra tutti i progetti che la Regione - e sicuramente i vari enti - presenteranno da qui al prossimo decennio, c'è un elemento immediato: l'abbattimento del costo del gas naturale.

Il vicepresidente lucano, Francesco Fanelli, ha dichiarato (QUI) che "il gas, la materia prima – la più importante voce della bolletta (spesa per il gas naturale) - sarà integralmente pagata dalla Regione". Ma la questione è stata subito ridimensionata dallo stesso Ente, che parla di una riduzione di "almeno il 50%" (QUI) del costo in bolletta già a partire dal prossimo ottobre 2022.

Ciò sarà possibile grazie alla stipula di un "patto di compensazione ambientale", che garantisce uno stock da 160 milioni di metri cubi di gas naturale da destinare alla popolazione locale, ed anche grazie alla creazione di un fondo - dallo stanziamento complessivo che oscilla tra i 190 ed i 200 milioni di euro - da impiegare direttamente sul territorio.

Ovviamente, c'è da andarci con i piedi di piombo: l'accordo firmato è importante, ma si sà, le cose potrebbero anche non andare come previsto.

Nel mentre, però, la Regione Basilicata incassa una vittoria importante, sintetizzata dallo stesso Bardi in modo piuttosto semplice: "vogliamo restituire ai lucani ciò che è dei lucani".

Riferimento ovvio al petrolio ed al gas estratti in grandi quantità proprio dalle Val d'Agri, dove insistono due giacimenti grandi circa 320 chilometri quadrati. Situazioni del genere già esistevano in altre località dell'Adriatico, ma per la prima volta è una Regione del Sud a cambiare il paradigma e ad ottenere qualcosa di concreto dagli sfruttamenti strategici di risorse.

Il tutto accade a pochi chilometri da qui. La Val d'Agri si trova proprio dopo il massiccio del Pollino, e risulta sempre strano notare come i nostri vicini riescano a trarre forza da una concertazione unitaria.

La Regione si è mossa come testa d'ariete, riuscendo a raccogliere un malcontento comune e trasformarlo in richiesta formale a due grandi multinazionali. Mesi di lavoro che hanno portato ad un accordo conveniente per entrambi, perché le estrazioni aumenteranno anche in Italia e forse è il momento adatto, ideale, per rivedere quelle logiche che per anni hanno fatto parlare di "colonizzazione energetica" a scapito delle comunità locali.

Bene, questo è accaduto in Basilicata. Ed in Calabria? La Regione non pare molto interessata a gestire in modo unitario le risorse strategiche, sebbene esistano giacimenti di gas naturale (molti dei quali ricadenti in acque territoriali, altri anche in terra) di tutto rilievo, pur non paragonabili alla Val d'Agri ovviamente.

La questione è spesso affidata a soggetti terzi ed interlocutori locali: non solo sindaci e presidenti di Provincia, ma anche esponenti politici. A chi giova tutta questa confusione? Non sarebbe meglio prendere il controllo di un asset sempre più strategico, e gestire ogni contatto istituzionale ed ufficiale tramite un unico canale regionale?

L'idea di fondo è che la Regione Calabria non abbia alcun piano, per tali risorse. Ogni questione è lasciata ai rappresentanti del territorio, ai sindaci, che spesso però non hanno la capacità di contrattazione sufficiente per spingere le multinazionali energetiche a rivedere i rapporti di forza insistenti sul territorio.

E poi, va anche detto che molto spesso i sindaci hanno pareri discordanti tra di loro, avanzano richieste inconsistenti e - inutile negarlo - si prodigano per bloccare o ostacolare a prescindere ogni iniziativa energetica. Questo perché, si legge, "il territorio ha già dato". Anche la Val d'Agri ha già dato, e continuerà a dare, ma a condizioni migliori.

Sta a noi decidere se queste condizioni migliori le vogliamo ricercare anche in Calabria, dove non mancano possibilità di sfruttamento energetico non solo sul versante del gas naturale, ma anche delle energie rinnovabili: settori che nei prossimi anni saranno sempre più essenziali e fondamentali. Basti pensare al solare, che in una terra di sole - come amiamo definirla - come la nostra trova una sua collocazione quasi naturale.

Serve un piano comune, concordato con i territori, per affrontare la transizione energetica assieme alla situazione di incertezza che stiamo vivendo. Serve, in altre parole, che la Regione faccia la Regione, muovendosi per tempo e sfruttando questi anni di mandato non solo per eventi mondani che lasciano il tempo che trovano, ma anche per mettere in piedi una realtà pronta ad affrontare il futuro prossimo.