L’obbligatorietà dell’azione penale? Già seppellita nel benaltrismo e nel “lascia perdere”

3 aprile 2025, 15:54 Diderotto

Sto seguendo con un certo interesse le manovre del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che, come un predatore guardingo, gira intorno alla Magistratura per piegarla a miti consigli, paventando subliminalmente anche la subordinazione della stessa al potere esecutivo.


di Diderotto

La cosiddette obbligatorietà dell’azione penale, caposaldo di giustizia egualitaria e democratica, andrebbe a farsi benedire per dar luogo all’impulso del Governo sui reati ritenuti di maggior interesse dallo stesso per la presunta serenità del corpo sociale, come se l’obbligatorietà disperdesse le energie dei Magistrati in rivoli irrilevanti.

Nel contempo, sto iniziando a maturare dubbi atroci sull’obbligatorietà stessa, la quale prevede l’attività della Magistratura inquirente non appena essa abbia, comunque acquisita, notizia di reato.

Infatti, a meno di non ritenere la stampa o i media in genere, internet compreso, inidonei a segnalare fatti e comportamenti censurabili penalmente, quantomeno come ipotesi, non comprendo perché a seguito di notizie apparse sui media non si abbia mai riscontro d’una attenzione da parte dell’inquirente.

Che sia un Consorzio di Bonifica della Capitanata o un possibile conflitto d’interessi che si consuma nel Comune di Crotone, o una costruzione abusiva, meglio ancora se su terreno espropriato o demaniale, il disinteresse atarassico regna sovrano nelle aule deputate ed il tempo, o, se preferite, la prescrizione, scorre inesorabile per sfociare nel mare magno del “lascia perdere”.

Certo, c’è anche la possibilità che i magistrati non leggano. Tutto può essere.

Ed allora forse è meglio che il ministro Nordio si dedichi ad altro, tanto l’obbligatorietà dell’azione penale è già stata seppellita dall’annoiato benaltrismo di travet della toga, che hanno forse abbracciato la missione come un impiego qualunque.