Lo storico Villari ha presentato il suo ultimo libro all’UniCal

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Addante e Villari

È stato un affettuoso omaggio alla “sua” Calabria quello di Rosario Villari che, ieri mattina, ha presentato all’Università della Calabria, in anteprima nazionale, la sua ultima fatica letteraria: “Un sogno di libertà. Napoli nel declino di un impero” (Mondadori). Lo storico originario di Bagnara, a dispetto delle ottantasette primavere, ha incantato gli uditori che hanno preso parte ad una intensa “tre giorni” dedicata alla cultura ispanica nella Calabria del Cinque-Seicento. Villari, dopo aver ringraziato il Prof. Luca Addante e la Professoressa Marta Petrusewicz, che hanno preceduto il suo intervento con due pregevoli relazioni storiche, ha chiosato spiegando le ragioni che lo hanno spinto ad accettare la richiesta di presentare proprio all’UniCal il suo libro. “Detesto le presentazioni – ha detto -. Anche il mio editore (Mondadori n.d.c.) conosce bene questa mia idea e ormai non insiste più di tanto. Questa volta ho fatto un’eccezione. Ho dovuto fare un’eccezione. Non solo per il fatto che la Calabria è la mia terra, ma soprattutto perché solo in questa regione riscontro un amore diffuso verso la cultura che è un sentimento popolare che riesce finanche a commuovermi”. Villari è dunque entrato nel merito della sua opera. “Mi è costata tanto lavoro – ha spiegato –, e rappresenta la chiusura ideale di un lungo percorso di studio”. Nella sua opera, Villari, descrive un sessantennio di storia dell'Italia meridionale che va dal 1585 al 1648. Un periodo che costituisce la fase in cui non solo furono più intensi i contrasti interni e le tensioni con il governo centrale di Madrid, le spinte eversive e il banditismo, ma prese corpo anche un grandioso "sogno di libertà", frutto delle forze più vive e creative della società. Proprio su quest’ultimo concetto il grande storico è intervenuto più volte definendolo come uno dei “segno distintivi” della sua opera. “La rivoluzione napoletana è stata unica, e s’è distinta nettamente dai contemporanei movimenti della Cataloga, dell’Olanda e del Portogallo. Si è trattato, infatti, di una rivoluzione sostenuta esclusivamente da forze popolari”.

L’ultimo libro di Villari arriva a più di quarant'anni dalla “Rivolta antispagnola”, un testo che è diventato un punto di riferimento per gli studi sull'Italia e sull'Europa del Seicento. Completa il suo imponente quadro del Regno di Napoli all'ombra della monarchia spagnola. Un descrizione, quella fatta da Villari, assolutamente minuziosa dell'età barocca, capace anche di dimostrare l’esistenza di spinte riformatrici e rivoluzionare di assoluto spessore e certamente poco trattate da una buona parte della storiografia. Ma come ha affermato lo stesso autore, l’elemento più caratteristico de “Un sogno di libertà” è la capacità di rappresentare, con grande intensità narrativa, l’essenza dei personaggi protagonisti di questo arco storico. “Forse è il difetto di questo libro, almeno così qualcuno afferma – ha dichiarato Villari-. Un difetto storiografico: c’è un certo grado di partecipazione emotiva rispetto ai personaggi. Lo ammetto, alcuni mi sono simpatici, altri meno. Però, in questo modo, ritengo di avere fatto storia>>. La chiusura dell’intervento è stata dedicata all’epilogo della rivoluzione napoletana. “La rivoluzione fu sconfitta, ma la Monarchia di Spagna ed il Regno di Napoli non vinsero. Quella rivoluzione fu l’inizio della fine, dell’inesorabile declino”.