Fallisce e chiude per sempre la Compagnia Portuale di Crotone. Gettati nel nulla 100 anni di storia. Perché tace l’Autorità Portuale di Gioia Tauro?

26 settembre 2021, 12:50 100inWeb | di Vito Barresi

Che una discutibile gestione dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, la stessa che ha in carico anche quello pitagorico, sia in qualche dettaglio gestionale, magari anche marginale, ricollegabile al fallimento della Compagnia Portuale di Crotone è un assunto tutto da dimostrare. Ma, evidentemente, non tanto fantastico se “qualcuno” dovesse un giorno tener conto dello spietato silenzio e della totale indifferenza dimostrata a tal proposito dall’ex ammiraglio della Marina Militare Andrea Agostinelli, presidente responsabile dell’ente della Piana a nome del Governo Conte e Draghi, a tal proposito, rilievo marginale ma che pur sempre rischia di alimentare ipotesi, anche sbagliate, vista l’evidenza in cronaca marittima nazionale della definitiva chiusura di una istituzione centenaria, rimasta nella storia locale baluardo di lavoro e civiltà nella memoria popolare.


di Vito Barresi

Non era accaduto neanche dopo la chiusura tumultuosa delle grandi fabbriche chimiche e metallurgiche della Montecatini e della Pertusola, poi unicamente Eni-Enichem, ma ora, dopo ben cento anni di presenza sui moli jonici, va a picco tutta la gloriosa vicenda storica della Compagnia dei lavoratori portuali di Crotone.

Era nata nel 1920, un secolo fa e si era più recentemente trasformata in “Compagnia Impresa Lavoratori Portuali S.r.l.” nel 1995 con lo scopo di svolgere l’attività di operazioni portuali per conto terzi nel porto di Crotone, previa concessione dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro che era stata rilasciata in data 08/04/2009.

Con sentenza del dr. Emmanuele Agostini, giudice delegato ai fallimenti, dopo aver esperito la procedura di un concordato con riserva, il Tribunale di Crotone ha chiuso definitivamente i libri contabili della Compagnia Impresa Lavoratori Portuali srl, dopo aver atteso invano la conclusione, purtroppo negativa, di una trattativa con un imprenditore lucano, molto vicino all’Eni, lo stesso che a un certo punto ha interrotto i contatti e ha comunicato di non avere più alcun interesse all’acquisizione dell’impresa portuale.

Tutto ciò, dicono alcuni, nella completa assenza e mancanza di solidarietà e appoggio da parte delle istituzioni locali, in primo luogo da parte del Comune, nonché delle locali associazioni di imprenditori che, si rimarca con rincrescimento, avrebbero preferito stare non sulla riva del mare ma su quella del fiume per vedere passare il cadavere eccellente della Compagnia Portuale.

Tuttavia, giova ricordare che ogni crisi ha le sue cause che certo riguardano direttamente la conduzione aziendale ma che hanno anche a che fare con le regole del mercato, le stesse che stando ad alcune ricostruzioni sarebbero state gravemente alterate e manomesse dalle scelte dei responsabili dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro che avrebbero tolto ogni assegnazione e appalto alla Compagnia per affidarla ad un’altra azienda misteriosamente fallita, la Isia Global di proprietà dell’imprenditore Alfredo Leto (LEGGI).


Il devastante smantellamento

delle grandi imprese secolari

del territorio crotonese


Quella della Compagnia Portuale di Crotone è una chiusura che apre però due problemi.

Primo: la verifica da parte del Comune di Crotone, ovviamente già in sede di Consiglio Comunale, se sulla scorta di un’attenta valutazione indipendente, quanto sia ancora conveniente rimanere dentro l’Autorità Portuale di Gioia Tauro o se non sia utile per il bene comune uscirne immediatamente e rescindere ogni collegamento istituzionale.

Secondo: chiedere la verifica politica, governativa e parlamentare, dell’operato del Presidente dell'Autorità Portuale di Gioia Tauro, ex ammiraglio Agostinelli, ed eventualmente ove gli esiti fossero sfavorevoli richiederne le sue immediate dimissioni.

Tanto più che già dal 2012 gli operatori portuali, compresi i rappresentanti della Compagnia, avevano segnalato alle autorità regionali, militari e governative che nella gestione dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro qualcosa non quadrava rispetto al Porto di Crotone, denunciando in una lettera-appello rimasta purtroppo inevasa e inascoltata “una situazione di stallo che sta letteralmente affondando l'intera portualità jonica” chiedendo, “come prima e urgente misura, l’immediata risoluzione, per rilanciare nel breve periodo e nella prospettiva strategica l'economia calabrese, di patti e vincoli amministrativi che legano i porti calabresi di Crotone ed - eventualmente - Corigliano Calabro, all'Autorità Portuale di Gioia Tauro”.

Continua così il devastante smantellamento delle grandi imprese secolari del territorio crotonese. Dopo la scomparsa della Banca Popolare, la chiusura delle grandi fabbriche e della Cellulosa Calabra, la demolizione delle ferrovie minori, il ridimensionamento della stazione ferroviaria, la cancellazione della filiera industriale agro-alimentare, ora tocca al Porto, ormai ridotto a un vero e proprio sfasciume in abbandono.

Statene pur certi che della Compagnia portuale, del suo insediamento storico nel mondo operaio della città e nel reticolo urbano del Quartiere Marina, non ne lasceranno neanche la targa a memoria sulla palazzina d’epoca che fu sede di tanti “consoli”.

Tanto quei soliti personaggi che si insuperbiscono della loro autoproclamata e realmente presunta (pseudo) cultura civica, continueranno a strafottersene altamente, come sempre.