Il caso Pittelli e l’evocativo nickname della “Mala Pigna”

Premetto che conosco da tempo Giancarlo Pittelli, ma le mie private impressioni non c’entrano. C’entra invece, e moltissimo, la mia personale condizione di avvocato e tre-quattro cose che credo di aver capito della procedura penale.


di Cataldo Intrieri*

Da circa un paio d’anni Pittelli è inquisito nel maxi-processo Rinascita Scott (QUI) per il quale ha subìto una lunga carcerazione in un carcere di sicurezza in Sardegna (QUI) ed era ancora agli arresti domiciliari anche per le condizioni di salute.

Ora è stato arrestato nuovamente da una diversa autorità giudiziaria calabrese (QUI). Leggo dai moltissimi articoli di una sempre informatissima stampa giudiziaria i particolari della sua nuova detenzione e, stupito, leggo che l’accusa di concorso esterno per il quale era già agli arresti è sostanzialmente la stessa per la quale è già a giudizio.

E leggo altresì, con un senso di profonda perplessità (diciamo così) che le condotte criminose sarebbero state individuate tra le altre in “suggerimenti” dati ai clienti di starsene a casa o addirittura di pagare un consulente tecnico con soldi tracciabili, in sostanza di rispettare la legge.

Va bene che il nuovomantradi alcuni colleghi calabresi (e non solo) sia quello di “aspettare le motivazioni” (che peraltro sono già disponibili sui giornali locali); siamo diventati garantisti coi magistrati che forse non ne avrebbero bisogno, ma comprendo che ancora un certo potere le procure ce l’abbiano ed abbiamo tutti famiglia.

Quello che però non ha bisogno di ulteriori pensieri è invece la patente violazione dei principi sulla presunzione di non colpevolezza oggetto al momento di un complesso iter legislativo alla Camera della relativa legge delega già varata.

Una legge voluta dal mitico “Legislatore non da una banda mafiosa. Gli inquirenti invece hanno tenuto la solita conferenza stampa, diffuso particolari e giudizi a piene mani sull’onestà dell’indagato sui media, e per non privarsi di nulla hanno suggestivamente battezzato la gloriosa operazione con l’evocativo nickname di “Mala Pigna” (in italiano “frutto cattivo”) cosa che non dovrebbe essere più possibile sempre secondo il Legislatore.

Insomma il solito repertorio: e qui cari colleghi delle camere penali (calabresi e non) forse non occorre altro per dare un segno di vita, non occorre attendere, perché il problema e già qui ed è di tutti i cittadini italiani che noi difendiamo.

*Avvocato in Roma