L’Italia piange 1.010 vittime sul lavoro da gennaio a novembre 2025, +10 rispetto al 2024, con 735 decessi durante l’attività e 275 in itinere; la Calabria figura in zona arancione per rischio medio-alto con 20 morti in occasione di lavoro. Oltre metà delle regioni resta in rosso o arancione, segnale di un’emergenza persistente.
I settori sotto pressione
Lombardia guida una ipotetica “classifica” con 99 vittime, seguita da Veneto (72), Campania (68), Emilia-Romagna (62), Piemonte (61), Sicilia (60) e Calabria (20).
Le costruzioni dominano quanto a morte bianche (133 casi), seguite dai settori manifatturiero (108), trasporti (98) e commercio (61). Lunedì (23%) e venerdì (20,7%), invece, i giorni peggiori della settimana che registrano più decessi.
I profili a rischio
Quanto ai profili più a rischio, gli ultrasessantacinquenni hanno una incidenza record (101 morti per milione di occupati), seguiti da 55-64 anni (51,4) e 45-54 (29,2); numericamente prevalgono i primi (274 casi).
Le Donne sono 84 totali (+4), con 45 in itinere (+15); gli stranieri 233 (quasi 1/4), con rischio doppio (68/milione vs 26,3 italiani).
Denunce in crescita
Gli infortuni denunciati salgono di un +1,5%, e raggiungono la quota di 550.948. I settoori da cui procengono le “segnalazioni” sono soprattutto il manifatturiero (65.573), l’edilizia (35.685) e la sanità (34.245).




























