Crotone, la moltiplicazione dei pani, dei pesci… e dei Gruppi: come particole sull’altare della convenienza

in Cronache da Krotonland
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Il vecchio Consiglio Comunale di Crotone era considerato vicino alla Chiesa Cattolica. Perché? Perché durante le assise pubbliche, tra un intervento e l’altro, si arrivava finanche ad intonare canzoni da messa, che rimarranno certamente nell’immaginario collettivo chissà ancora per quanti anni. Il nuovo consesso civico sembra invece aver scelto una via ancora più originale alla “spiritualità” amministrativa: invece della moltiplicazione di pani e pesci quella dei gruppi consiliari.

» di U Mischeddrusu

Un prodigio tutto laico, naturalmente, ma con effetti molto concreti su commissioni, capigruppo e spazi di rappresentanza, oltre che i sempre ambiti gettoni di presenza, quasi più di quelli delle giostre. Al Comune di Crotone prosegue, infatti, e senza sosta alcuna, il miracolo politico-amministrativo della moltiplicazione delle sigle e dei gruppi. L’ultima nascita è quella con i Consiglieri Giuseppe Castagnino e Maria Asteriti, esponenti del gruppo “Crescere”, che hanno generato un nuovo soggetto politico civico denominato “Crotone Protagonista”.

> L’ultima campagna elettorale del sindaco Voce con tutte le liste a supporto

Di questo passo, servirà presto un calendario per ricordare nomi, simboli, capigruppo e rispettive appartenenze

E con questo sono 17 i gruppi consiliari, rispetto ai dieci usciti dalle urne del 24 e 25 maggio: sei di maggioranza e quattro di opposizione, su un totale di 32 consiglieri eletti.

Di questo passo, più che un Consiglio comunale, servirà presto un calendario liturgico per ricordare nomi, simboli, capigruppo e rispettive adesioni del momento e per tracciare una geografia delle appartenenze.

Crescere, quello più vicino al sindaco Vincenzo Voce e guidato dal suo vice e plenipotenziario Sandro Cretella è al momento il più falcidiato, perdendo il primato di essere il più numeroso nell’assise cittadina.

Nel gruppo, oltre al già citato Cretella sono rimasti infatti Mario Megna, Romana Zangari e Fabiola Marrelli, che ne è ancora capogruppo, pur essendo da tempo indicata come vicina al partito di Casa Riformista-Italia Viva.

La nuova operazione non modifica gli equilibri numerici della maggioranza. Nessuna crisi, nessun terremoto politico. Solo l’ennesimo cambio di insegna. Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più fastidiosa: perché tutta questa urgenza di cambiare contenitore a pochi mesi dal voto?

La “maggiore rappresentatività”: più che la politica delle idee, sembra avanzare quella delle caselle

La risposta ufficiale, prevedibilmente, sarà quella della “maggiore rappresentatività”. Parola nobile, di quelle che stanno bene nei comunicati e non disturbano nessuno. Ma dietro la rappresentatività, quando le sigle si moltiplicano con questa velocità, il sospetto è che si intravedano anche altri orizzonti: più gruppi, più capigruppo, più possibilità di presenza nelle commissioni, più margini di manovra. Insomma, più che la politica delle idee, sembra avanzare quella delle caselle.

A rendere il quadro ancora più urticante è la tempistica. Il nuovo gruppo nato da una parte di Crescere arriva infatti a ridosso della discussione sulla rappresentatività nelle commissioni consiliari, tema sollevato dalla minoranza e finito al centro del confronto interno alla maggioranza.

Attualmente il meccanismo prevede la partecipazione di un componente ogni quattro consiglieri. Un sistema che penalizza i gruppi più numerosi e avvantaggia progressivamente quelli più piccoli. Ed ecco che, proprio mentre si discute di come correggere il problema, i gruppi si comprimono miracolosamente. Sarà il caso, sarà la politica, sarà la provvidenza consiliare.

> Fabiola Marrelli

La scorciatoia istituzionale e quella proposta per mettere ordine nel sistema e per ridurre i costi

Su questo punto è intervenuta duramente Fabiola Marrelli, capogruppo di Crescere e presidente della Commissione Statuto e Regolamenti, che ha posto il tema delle regole, della rappresentatività e del rispetto delle istituzioni.

Marrelli aveva proposto di modificare il criterio, passando da un componente ogni quattro consiglieri a uno ogni due, ma eliminando contestualmente il diritto dei capigruppo di partecipare a tutte le commissioni.

Non solo: sul tavolo c’era anche la riduzione delle sedute remunerate, da 60 a 40, con un sacrificio economico stimato in circa 500 euro per ogni consigliere e, proporzionalmente, anche per giunta e sindaco.

Una proposta che puntava a mettere ordine nel sistema e a ridurre i costi. Ma poche ore dopo, invece di una riforma condivisa, è arrivato un nuovo gruppo. Più che una risposta politica, una scorciatoia istituzionale.

Perché se il problema è la regola, cambiare continuamente contenitore non significa risolverlo: significa aggirarlo. È come spostare i mobili per non vedere la crepa sul muro.

Il nodo vero non è soltanto il diciassettesimo gruppo. Il nodo è il senso stesso delle istituzioni

Marrelli non usa mezzi termini e distingue tra il passaggio da un gruppo civico a un partito, scelta che può avere una sua legittimità politica, e il passaggio da un civico a un altro civico proprio mentre si discute di rappresentanza nelle commissioni.

Nel primo caso può esserci un posizionamento. Nel secondo, il sospetto di convenienza diventa difficile da archiviare come semplice coincidenza.

Il nodo vero, dunque, non è soltanto il diciassettesimo gruppo. Il nodo è il senso stesso delle istituzioni. Perché se ogni consigliere, o quasi, finisce per diventare capogruppo di qualcosa, il Consiglio comunale rischia di trasformarsi in un mosaico di sigle personali più che in un luogo di rappresentanza collettiva.

E il cittadino, quello che pochi mesi fa ha votato liste e programmi, assiste da spettatore a una riconfigurazione permanente che difficilmente può riconoscere come espressione limpida del proprio voto.

Intanto, il previsto meeting di maggioranza a Trepidò, annunciato per il 18 e 19 settembre, è saltato ed è stato sostituito da un incontro in una sola giornata, domenica, in un noto lido della costa nord, in località Gabella.

Una “colazione” politica in riva al mare, mentre in Consiglio continuano a nascere gruppi come funghi dopo la pioggia. O, restando in tema, come particole sull’altare della convenienza.

> Marrelli al centro del Gruppo di Crescere, prima delle defezioni

È la nuova frontiera della stabilità: frammentarsi per restare uniti. Un equilibrio creativo, quasi teologico

La maggioranza Voce, insomma, non perde i numeri, ma sembra perdere pezzi di coerenza. Tutti restano dentro, ognuno, però, con la sua insegna. Tutti a sostegno della stessa amministrazione, ma ciascuno a rivendicare una casella autonoma.

È la nuova frontiera della stabilità: frammentarsi per restare uniti. Un equilibrio creativo, quasi teologico: uno e trino era già impegnativo, qui siamo direttamente a diciassette.

Resta una domanda, semplice e corrosiva: serve davvero un nuovo gruppo ogni volta che bisogna discutere di regole, commissioni e rappresentanza? O siamo davanti a una politica che, più che cambiare la città, cambia continuamente etichetta a sé stessa?

E c’è chi sottolinea che, se un passaggio da un gruppo civico ad un partito potrebbe anche essere avallato per un possibile “richiamo della foresta” (si veda Cavallo con la Lega) che senso ha passare da un gruppo civico chepesa” ad uno minuscolo?

Di questo passo, al Comune di Crotone manca solo l’istituzione ufficiale del gruppo San Gettone di Presenza. E forse, almeno quello, avrebbe molti aderenti. E, cosa non da poco, il pregio della sincerità.

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