Contrordine, compagni! Pardon! Visto gli ultimi orientamenti, sarebbe meglio dire contrordine amici (o, forse, camerati, a voler esagerare). Vincenzo Voce non “sfratta” più nessuno, non apre crisi, non agita più lo spettro del rimpasto politico e, soprattutto, si tiene stretti tutti, compresi i suoi due consiglieri che hanno aderito al partito del generale Vannacci.
» di U Mischeddrusu
Lo conferma il sindaco stesso, con tanto di rilancio sulle testate giornalistiche: la maggioranza non si tocca! Eppure, era stato proprio lui a storcere il naso davanti all’ingresso in Consiglio di Futuro Nazionale, con gli ineffabili Saverio Flotta e Vincenzo Familiari, così come davanti ai soliti centurioni pronti a passare da un gruppo all’altro con la leggerezza di chi cambia cravatta prima di un ricevimento.

Flotta e Familiari abbracciano Vannacci, la transumanza arroventa l’agosto crotonese
Dalla mappatura politica all’abbraccio avvolgente
In una sua nota, infatti, Voce era arrivato a invocare la necessità di una “mappatura politica”, utile – almeno nelle intenzioni dichiarate – a verificare equilibri, numeri, posizioni e fedeltà.
Poi, però, è arrivata l’estate e il clima torrido, si sa, scioglie tutto: dai gelati alle promesse, gli ultimatum e perfino i “bollori” della politica locale. Paradossalmente, quella che sembrava una resa dei conti si è trasformata così in un abbraccio avvolgente.
Voce, ad oggi, tiene tutti dentro, tiene tutto insieme, tiene persino ciò che scricchiola. Con buona pace di chi, all’interno della maggioranza, non è affatto d’accordo su questa sua scelta.
Il pensiero corre inevitabilmente a Fratelli d’Italia e Forza Italia che vedono erodersi progressivamente voti, consensi e soprattutto consiglieri. Ogni passaggio, ogni migrazione, ogni nuovo posizionamento sembra sottrarre ossigeno ai partiti tradizionali del centrodestra, mentre attorno alla maggioranza s’allarga una zona grigia fatta di adesioni tardive, entusiasmi improvvisi e conversioni politiche sulla via dell’opportunità.
Supplettive. Giannetta sceglie Vannacci, Occhiuto lo caccia dalla maggioranza
Gli ammucchiamenti politici e la liturgia delle dichiarazioni
E con buona pace anche del presidente Roberto Occhiuto, che in una delle sue trasferte a Crotone – sempre più rare, a dire il vero, almeno negli ultimi tempi – avrebbe suggerito di prendere le distanze da certi “ammucchiamenti” politici.
Il governatore, del resto, ne conosce bene i rischi: quando una maggioranza diventa contenitore di tutto e del contrario di tutto, il confine tra strategia e confusione si fa decisamente sottilissimo.
Vedasi il caso del Consigliere regionale Domenico Giannetta, espulso dalla maggioranza proprio perché candidato con Vannacci alle prossime elezioni suppletive al parlamento a Reggio Calabria.
Il fenomeno, poi, non si limita alle parole. I fatti raccontano altro. Raccontano di persone, gruppi e sigle che si ricollocano con impressionante rapidità, mentre chi fino a ieri era guardato con sospetto oggi viene accolto come risorsa quasi indispensabile. E si fa finta che nulla sia accaduto. E si invoca la stabilità. E si benedice la “responsabilità”.
Ma dietro la liturgia delle dichiarazioni ufficiali si intravede il solito copione: nessuno vuole davvero rompere, perché tutti c’hanno qualcosa da perdere.

La presa di distanza dalle appendici più estreme
Occhiuto, dal canto suo, avrebbe auspicato che Voce facesse anche a Crotone ciò che altrove il centrodestra tenta di fare con maggiore disciplina: prendere le distanze dalle appendici più estreme e dai nuovi contenitori della destra radicale.
Ma a Crotone, evidentemente, la geometria politica segue leggi proprie. Qui le distanze si prendono a parole e si accorciano nei fatti. Qui si alzano muri nei comunicati e si aprono porte nelle stanze del potere.
La prudenza di Voce, in questo senso, e secondo alcuni osservatori, produrrebbe una sorta di raffreddamento della crisi. Ma è un raffreddamento solo apparente, quasi cosmetico.
Lo schema pare restare lo stesso: prima i fuochi d’artificio, poi le trattative occulte, infine il ritorno all’unisono. Tutti dentro, tutti indispensabili, tutti miracolosamente compatibili.
Nel frattempo, al terzo piano, Sergio Ferrari, consigliere regionale e uomo di fiducia sia di Voce che di Occhiuto, continua a muoversi dentro una gestione politica che appare sempre più lontana da Crotone.
Allontanamento che qualcuno attribuisce all’attesa di tempi migliori mentre, per alcuni – i soliti malpensanti – si sarebbe in attesa di qualche sentenza, magari riguardante la Provincia pitagorica, dallo stesso Ferrari guidata fino solo poco tempo fa.
La vecchia casa azzurra, sempre meno casa e sempre più sala d’attesa
Finché certi equilibri restano funzionali alla sopravvivenza dell’amministrazione, nessuno sembra avere davvero interesse a scoperchiare il vaso. Le critiche si sussurrano, i malumori si archiviano, le ambizioni si travestono da senso di responsabilità.
Il dato politico, però, resta. Forza Italia è cambiata, ha perso centralità, ha smarrito quella presa organizzativa che un tempo la rendeva determinante. Al suo posto avanzano soggetti più strutturati, come Fratelli d’Italia, e sigle emergenti come Futuro Nazionale, capaci di intercettare consiglieri, pezzi di consenso e appetiti politici.
La vecchia casa azzurra sembra sempre meno casa e sempre più sala d’attesa.
Quanto alla Lega, forse sarebbe meglio stendere un velo pietoso. Priva di una leadership politica realmente riconoscibile, appare affidata più alle sortite della capogruppo a Crotone, Marisa Luana Cavallo (tra l’altro appena rientrata nei ranghi) che a una strategia complessiva.

La compattezza, le vendette e i piccoli tradimenti quotidiani
Il risultato è una maggioranza che si proclama granitica proprio mentre mostra tutte le crepe. Una maggioranza che invoca compattezza mentre consuma vendette sotterranee. Una maggioranza che parla di stabilità, ma vive di aggiustamenti, riposizionamenti e piccoli tradimenti quotidiani.
Voce, alla fine, ha scelto la strada più comoda: non decidere. Non tagliare, non chiarire, non rompere. Tenere tutti al caldo sotto la stessa coperta, anche se qualcuno tiri da una parte e qualcuno dall’altra.
È la politica del rinvio, del galleggiamento, della sopravvivenza amministrativa elevata a metodo. Il punto è semplice: una maggioranza che non si tocca non è però necessariamente una maggioranza forte, quanto, a volte, un’accozzaglia che nessuno pare abbia il coraggio di mettere alla prova. Per davvero.































