La politica crotonese, quando vuole, riesce sempre a superare sé stessa. E non si allude a grandi visioni amministrative, strategie per il futuro della città o ad improvvise illuminazioni sul bene comune, ma alla capacità di trovare nelle difficoltà sempre la classica “pezza a colori”. Parliamo, mestamente ma realisticamente, di geometrie consiliari, riposizionamenti prudenti, conversioni tattiche e di quella speciale disciplina locale che consiste nel dire una cosa, farne un’altra e poi spiegare che, in fondo, sia tutto perfettamente coerente.
» di U Mischeddrusu
L’ultima suggestione riguarda il possibile allargamento della maggioranza che sostiene il sindaco Vincenzo Voce ai tre componenti del gruppo Città Futura: si tratta di Giuseppe Fiorino, Pamela Guidoni e Pantaleone Telemaco Pedace. Tre consiglieri che, va ricordato, non hanno mai fatto mistero del proprio orientamento politico di centrodestra, pur essendo finiti, forse più per ragioni di necessità che di convinzione, in una collocazione assai diversa.

Quelle tensioni, personali e politiche
La storia – come spesso accade – parte da lontano. All’inizio, Città Futura non intese stringere accordi con Voce. Non tanto per un’insormontabile incompatibilità programmatica – categoria che nella politica cittadina viene evocata solo nei comunicati stampa – quanto per tensioni personali e politiche tra il sindaco e alcuni componenti del gruppo.
In particolare, i rapporti non erano esattamente da pranzo della domenica. La stanza del primo cittadino, per qualcuno, sembrava più lontana di Bruxelles, e i rapporti erano proprio ai minimi termini.
Così, mentre altri pezzi del centrodestra decidevano con disinvoltura di appoggiare Voce, dimostrando che la coerenza è virtù apprezzata soprattutto se riguarda altri, Città Futura rimaneva fuori.
Una scelta che avrebbe potuto avere un senso se fosse stata accompagnata dalla costruzione di un progetto autonomo, da una candidatura alternativa, da una proposta politica riconoscibile. Invece nulla!
L’imbocco della strada più curiosa: quella dell’approdo a sinistra
Non riuscendo a trovare un proprio candidato a sindaco (si ricordi, in merito, la famosa telenovela del Torromino Sì, Torromino No) il gruppo ha finito per imboccare la strada più curiosa: quella dell’approdo a sinistra.
O, per dirla con Totò, non avendo trovato posto dove avrebbe voluto, si è sistemato dove ha potuto: cosa si fa pur di avere uno scranno nella civica assise crotonese e sfuggire, dunque, all’irrilevanza politica!
Ed ecco allora l’avvicinamento a Giuseppe Trocino e al Partito democratico. Una collocazione che, fin dall’inizio, aveva il sapore dell’esperimento chimico: elementi messi insieme più per reazione alle circostanze che per reale affinità.
Perché Città Futura, politicamente parlando, nasce e resta un’esperienza di centrodestra. E ritrovarsi in una coalizione con il Pd, per chi ha riferimenti, linguaggio e relazioni altrove, non poteva che produrre un certo spaesamento.

Un altro mondo. Un altro lessico. Un’altra postura
Infatti, dopo poco, i tre consiglieri si sarebbero accorti di essere pesci fuor d’acqua. Non tanto perché la coalizione di centrosinistra fosse ostile, ma perché era semplicemente un’altra cosa. Un altro mondo. Un altro lessico. Un’altra postura.
Molto più distante, politicamente, rispetto a quella galassia nella quale si muovono Fratelli d’Italia, Forza Italia, Libertà e Democrazia e Noi Moderati. Insomma, per Città Futura la sinistra è stata forse una tappa, non certo una casa.
E così, lentamente, il rapporto con Voce ha cominciato a cambiare. L’antipatia originaria, soprattutto quella attribuita a Fiorino nei confronti del primo cittadino, si sarebbe trasformata prima in sopportazione, poi in una sorta di opposizione attenuata, infine in collaborazione.
Una parabola politica che meriterebbe un grafico: dalla porta chiusa alla porta socchiusa, fino all’andirivieni.
Già, perché uno degli elementi notati da molti è proprio il frequente passaggio di Giuseppe Fiorino proprio nella stanza del sindaco. Quella stessa stanza che, in origine, pareva quasi interdetta.
La motivazione ufficiale, nobile e perfettamente spendibile
La motivazione ufficiale è nobile e perfettamente spendibile: l’organizzazione di un evento nazionale di beach soccer, ideato dallo stesso Fiorino, componente della società sportiva Sakro.
Nulla da dire, naturalmente. Gli eventi si organizzano, le interlocuzioni istituzionali sono legittime, il Comune deve collaborare. Però, in politica, quando un consigliere di opposizione comincia a frequentare con assiduità il sindaco, la domanda nasce spontanea: si parla solo di palloni sulla sabbia o anche di equilibri in aula?
Altro indizio: il comunicato di Città Futura sull’andamento dell’estate. Un testo che non è sembrato esattamente un atto d’accusa. Certo, qualche critica c’era. Velata, misurata, garbata.
Ma senza stracciarsi le vesti, senza rovesciare tavoli, senza invocare catastrofi amministrative. Anzi, con l’ammissione – quasi sorprendente per un gruppo formalmente di opposizione – che qualcosa di buono, in fondo, l’amministrazione lo avrebbe pure fatto.

Oggi no, domani chissà, dopodomani vediamo, intanto parliamone
Ora, in politica gli aggettivi contano. E quando un’opposizione passa dal “disastro totale” al “qualcosa si è mosso”, significa che il termometro dei rapporti sta cambiando temperatura.
Sollecitato dalla stampa locale, il buon Fiorino ha ammesso lo spirito collaborativo, ma ha negato l’imminente passaggio in maggioranza.
Una formula perfetta, di quelle che la politica produce nei momenti di transizione: negare senza negare davvero, ammettere senza ammettere del tutto. Tradotto: oggi no, domani chissà, dopodomani vediamo, intanto parliamone.
Del resto, sarebbe ingenuo pensare che simili movimenti nascano solo dentro le mura del Comune. C’è chi sostiene che Città Futura sia sollecitata a compiere questo passo anche da interlocuzioni regionali, collocate nell’area del centrodestra e della maggioranza che sostiene il governatore Roberto Occhiuto.
Se così fosse, il possibile ingresso in maggioranza dei tre consiglieri non sarebbe soltanto una manovra cittadina, ma il tassello di un più ampio riposizionamento politico. Un rientro a casa, insomma. Ma passando dal retrobottega.
Flotta e Familiari abbracciano Vannacci, la transumanza arroventa l’agosto crotonese

L’allargamento della base e il maggiore margine di manovra
Il punto è che questa operazione potrebbe risultare molto utile anche a Voce. Il sindaco, infatti, con l’arrivo di Fiorino, Guidoni e Pedace, allargherebbe la propria base consiliare e avrebbe maggiore margine di manovra.
Non solo. Potrebbe anche gestire con minore affanno un altro dossier politico tutt’altro che secondario: quello dei cosiddetti Vannacciani Saverio Flotta e Vincenzo Familiari.
Finora Voce non ha manifestato l’intenzione di espellerli dalla maggioranza. E, d’altra parte, liberarsi di pezzi della propria base non è mai un esercizio semplice, soprattutto quando i numeri in Consiglio comunale sono materia sensibile.
Ma se a disposizione arrivassero tre consiglieri “entranti”, il passo diventerebbe meno gravoso. Non indolore, certo, ma politicamente più gestibile. Qui entrano in scena anche le indicazioni arrivate da Occhiuto e da Ciccio Cannizzaro, che avrebbero invitato le coalizioni di centrodestra a tenere fuori i fautori di Futuro Nazionale.
Una linea che, fino a oggi, non ha prodotto effetti visibili nella maggioranza di Voce. Ma l’eventuale ingresso di Città Futura potrebbe cambiare il quadro: con tre nuovi voti, il sindaco avrebbe la possibilità di ascoltare quei suggerimenti senza rischiare di restare appeso ai numeri.
Ecco allora il paradosso: Città Futura, nata nel centrodestra, passata per un’alleanza con il Pd, potrebbe finire per rafforzare un sindaco sostenuto da pezzi importanti del centrodestra, contribuendo magari a riequilibrare la maggioranza secondo i desiderata regionali.

Nessuno lo chiamerà trasformismo. Si parlerà di responsabilità
Una traiettoria politicamente acrobatica, ma perfettamente in linea con il costume locale: si parte da un punto, si dichiara di andare in una direzione, si passa per un’altra, e alla fine si atterra dove conviene.
Naturalmente, nessuno lo chiamerà trasformismo. Sarebbe volgare. Si parlerà di responsabilità, collaborazione istituzionale, senso della città, disponibilità al confronto, superamento degli steccati. Il vocabolario è già pronto. Basta scegliere la formula più adatta al comunicato.
Ma la sostanza resta: Città Futura sembra sempre meno opposizione e sempre più area di atterraggio. Un gruppo che critica con il freno a mano tirato, dialoga con entusiasmo crescente, frequenta le stanze che un tempo sembravano proibite e intanto nega qualsiasi imminente passaggio. Tutto legittimo, per carità. Ma anche tutto molto leggibile.
La politica, a volte, non ha bisogno di annunci ufficiali. Bastano i passi nei corridoi, i comunicati ammorbiditi, le parole pesate, gli incontri ripetuti.
E a Crotone, dove tutti vedono tutto e fingono di stupirsi dopo, l’eventuale ingresso di Città Futura nella maggioranza Voce non sarebbe un fulmine a ciel sereno.
Sarebbe piuttosto la conclusione naturale di una navigazione iniziata male, proseguita peggio e ora diretta verso il porto più comodo. Resta da capire con quale faccia verrà raccontata agli elettori. Ma questo, nella politica locale, è da sempre il dettaglio meno urgente.
































