Un profilo social aperto sotto falso nome e scatti provocatori pubblicati mentre si trovava agli arresti domiciliari sono costati cari a un pluripregiudicato di Vibo Valentia. Il 21 settembre scorso gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Vibo Valentia hanno stretto le manette ai polsi dell’uomo, dando esecuzione a un’ordinanza emessa dalla Corte di Appello di Reggio Calabria. Per l’indagato si sono aperte le porte della Casa Circondariale di Catanzaro, dove e stato trasferito al termine degli adempimenti burocratici di rito.

I paletti violati
L’uomo si trovava ristretto presso la propria abitazione con l’applicazione del braccialetto elettronico per un procedimento penale che lo vede indagato per il reato di atti persecutori.
Il provvedimento giudiziario gli imponeva un preciso divieto: non comunicare con l’esterno attraverso strumenti elettronici o piattaforme social, limitando i contatti alle sole persone conviventi.
Tuttavia gli investigatori della Polizia di Stato, nell’ambito dei quotidiani controlli sul rispetto delle prescrizioni, hanno scoperto che l’uomo continuava a navigare e interagire regolarmente sul web.
I post sui social
Attraverso l’uso di un falso nickname, il pregiudicato pubblicava contenuti di vario genere, lasciando tracce evidenti della sua attività online. Tra i post condivisi figuravano alcuni chiari riferimenti al regime detentivo speciale del 41-bis.
A confermare l’aperta sfida alle regole è stata anche la pubblicazione di una fotografia in cui l’uomo mostrava con spavalderia il dispositivo di controllo posizionato alla caviglia. La Squadra Mobile ha quindi documentato ogni singola violazione e inviato una circostanziata segnalazione ai magistrati.

Il ritorno in cella
Di fronte alle prove raccolte dagli agenti, la Corte di Appello di Reggio Calabria ha disposto l’immediato aggravamento della misura cautelare.
Il soggetto, già noto alle forze dell’ordine per precedenti giudiziari legati anche alla criminalità organizzata di stampo mafioso, ha dovuto dire addio ai domiciliari.






























