La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla Procura della Repubblica di Cosenza contro le ordinanze con cui il Tribunale del Riesame aveva annullato i sequestri preventivi eseguiti nella primavera scorsa nei confronti di diversi stabilimenti balneari di Santa Maria del Cedro. Tra i procedimenti definiti dalla Suprema Corte figurano quelli relativi ai lidi Il Pontile, Azzurro 2, Pianira, Letizia, Playa del Sol e Dany, tutti assistiti dall’avvocato Italo Guagliano. Con questa decisione restano ferme le ordinanze favorevoli ai gestori.

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I profili della difesa
Nei sei procedimenti anche la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha concluso per l’inammissibilità, accogliendo due dei profili preliminari sollevati dalla difesa: le modalità di deposito delle impugnazioni e la mancata censura di un’autonoma motivazione del Riesame sull’assenza dell’elemento soggettivo dei reati contestati.
Una parte rilevante delle memorie difensive è stata dedicata al rapporto tra gli obblighi del diritto dell’Unione Europea sulle gare e la configurabilità dell’occupazione arbitraria sul piano penale, evitando che l’obbligo eurounitario si trasformi in una fonte di responsabilità penale per il privato.
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Le parole dell’avvocato
«Il dato oggi certo è quello risultante dai dispositivi: i ricorsi della Procura sono stati dichiarati inammissibili e le ordinanze del Tribunale del Riesame restano ferme», osserva l’avvocato Italo Guagliano.
«Per conoscere le ragioni specifiche delle decisioni sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni. Sul merito abbiamo insistito soprattutto su un punto: che l’amministrazione debba procedere alle gare è una questione; che dalla mancata pubblicazione del bando possa derivare automaticamente la perdita del titolo e, da questa, la responsabilità penale del concessionario è un’altra. Tra i due passaggi vi sono i principi di legalità, determinatezza, prevedibilità e colpevolezza che governano la materia penale».
La tutela dei diritti
«Il rischio evidenziato nelle memorie è quello di una criptodisapplicazione in malam partem: neutralizzare attraverso il diritto europeo la disciplina nazionale che regola l’efficacia del titolo e utilizzare poi quella neutralizzazione per integrare l’arbitrarietà richiesta dal reato», sottolinea ancora il legale.
«Anche il successivo intervento della Regione Calabria e la disciplina sul mantenimento delle strutture amovibili confermano la necessità di una lettura non automatica. Saranno le motivazioni della Cassazione a chiarire se la Corte abbia definito i ricorsi sulle sole questioni preliminari oppure abbia affrontato anche alcuni di questi profili sostanziali», conclude l’avvocato Guagliano.





























