Nel 2024, ultimo dato disponibile, in Calabria oltre 565mila persone, il 35,7% della popolazione, hanno sperimentato difficoltà legate al cibo e alla sua socialità. Nel 2023 erano poco più di 503mila. Parliamo di un aumento di 62.286 persone in un contesto, quello del Sud e delle Isole, dove l’incidenza media cala dal 18,2% al 17,4%. Osservando i dati 2025, le persone che beneficiano di aiuti alimentari nella regione sono complessivamente 210.281, di cui 49.942 minori di 18 anni. Solo a Reggio Calabria sono 28.009 e 6.941 minori.

A rischio anche chi lavora
È quanto emerge dalla nuova analisi di ActionAid sulla povertà alimentare in Italia, che legge il fenomeno attraverso punti di vista differenti1: le difficoltà legate all’acquisto di cibo, le forme più gravi di insicurezza alimentare e la spesa delle famiglie.
A livello nazionale, nel 2024 le persone in condizione di povertà alimentare sono pari al 12,7%, in aumento rispetto all’11,8% del 2023. In termini assoluti si tratta di oltre 6,4 milioni di persone.
A preoccupare è anche il cambiamento del profilo delle persone coinvolte: la deprivazione cresce tra gli occupati, dall’8,7% al 10,5%, e riguarda sempre più anche persone e famiglie non classificate a rischio di povertà.

L’area di vulnerabilità
“Questo non significa che le fasce più fragili siano meno esposte, ma che l’aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia sta allargando l’area della vulnerabilità. Questi dati interrogano l’adeguatezza degli attuali approcci di contrasto. Bisogna affiancare all’aiuto alimentare risposte più strutturali in grado di contrastare efficacemente il fenomeno e promuovere il diritto ad una alimentazione adeguata” dichiara Roberto Sensi, responsabile del programma povertà alimentare per ActionAid Italia.
La difficoltà economica pesa anche sui bambini e sui ragazzi. A livello nazionale sono circa 430mila, il 5,6% dei minori sotto i 16 anni, i bambini e i ragazzi che vivono in famiglie costrette, per ragioni economiche, a rinunce che riguardano l’alimentazione o la socialità.
C’è chi non può permettersi ogni giorno frutta e verdura o un pasto proteico, per esempio a base di carne, pesce o equivalente vegetariano, e chi non può invitare ogni tanto gli amici a casa per giocare o mangiare qualcosa. Nel 2021 erano il 5,3%, circa 419mila.
Il segnale più forte riguarda i bambini tra i 6 e gli 11 anni. In questa fascia d’età, tra il 2021 e il 2024, la quota di chi sperimenta problemi nell’accesso al cibo e alla sua socialità passa dal 3,8% al 6,8%: circa 220mila bambini, quasi 90mila in più rispetto a tre anni prima.

Le difficoltà economiche
Le difficoltà economiche possono tradursi anche nella rinuncia a libri extrascolastici, gite, attività di svago o vestiti nuovi. La casa rappresenta una delle principali uscite con cui deve competere la spesa alimentare: quando il bilancio si restringe, il cibo può diventare la voce su cui si interviene riducendo quantità, qualità o ricorrendo ad aiuti.
Questa pressione pesa anche sui minori: tra chi vive in una casa di proprietà senza mutuo, le difficoltà alimentari o sociali riguardano il 3,6%; tra chi vive in affitto salgono al 12%, sia nel mercato libero sia negli alloggi a canone agevolato. Oltre tre volte tanto.
La difficoltà economica può pesare anche nel passaggio alla vita adulta. Tra le persone a rischio di povertà, la deprivazione alimentare riguarda il 27,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni.

L’esposizione degli anziani
Ma gli anziani non sono al riparo: tra i 65 e i 74 anni l’incidenza è infatti elevata, al 27,2%. Tuttavia, la fragilità colpisce una fase della vita in cui si dovrebbe raggiungere l’autonomia, trovare stabilità lavorativa e sostenere il costo di una casa, mentre per gli over 75 la maggiore continuità dei redditi pensionistici può rappresentare un elemento di relativa protezione.
“Il paradosso è evidente: mentre l’Italia si interroga sul calo delle nascite, crescere dei figli e diventare adulti è sempre più difficile. Le rinunce cominciano dal cibo e dalla possibilità di invitare un amico a casa, continuano negli anni dello studio e arrivano alla ricerca di un lavoro e di un’abitazione che permettano di costruire una vita autonoma. Non si tratta di contrapporre giovani e anziani, ma di riconoscere che la stabilità per le nuove generazioni arriva sempre più tardi e a un costo sempre più alto”, conclude Sensi.





























