Naufragio di Cutro, perito conferma: soccorso in mare era possibile

in Cronacaprovincia di Crotone
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Le onde dello Ionio portano ancora con sé il peso di quella notte drammatica mentre nell’aula del tribunale di Crotone si cerca di ricostruire i frammenti di una tragedia che si poteva evitare. Durante l’ultima udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi per il naufragio del caicco Summer Love, l’ammiraglio Salvatore Carannante ha lanciato parole pesanti come pietre. Davanti al presidente Alfonso Scibona, il consulente tecnico della Procura ha ribadito con estrema fermezza che i presupposti per far scattare un’operazione Sar, ovvero di ricerca e soccorso, c’erano tutti. Ma, nonostante la gravità della situazione, quell’allarme non è mai partito, lasciando che il destino degli occupanti della barca si compisse tragicamente a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro.

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Un mancato coordinamento

Secondo il tecnico, la decisione di classificare l’evento semplicemente come un’operazione di Law enforcement, legata esclusivamente al contrasto dell’immigrazione clandestina, ha precluso ogni possibilità di salvataggio sistematico.

La ricostruzione di Carannante metterebbe in luce un inquietante cortocircuito tra le forze in campo. In quello scenario di emergenza emergerebbe una drammatica mancanza di coordinamento tra la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto, con un rimpallo di responsabilità e informazioni che ha paralizzato la macchina dei soccorsi.

L’ammiraglio ha chiarito che “le motovedette della Guardia costiera potevano essere chiamate dalla Finanza per collaborazione” e che un mezzo specifico, la Cp 326 di Roccella Ionica, avrebbe potuto navigare con mare favorevole raggiungendo il caicco in tempo utile per evitare la strage.

Invece, i corpi dello Stato non si sono allertati a vicenda, agendo come compartimenti stagni in un momento in cui ogni minuto era vitale per la sopravvivenza dei migranti.

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Tecnologia e approssimazione

Oltre ai problemi di comunicazione, il perito ha sollevato dubbi pesanti sull’efficienza della strumentazione tecnica utilizzata quella notte. È emerso infatti che la termocamera dei radar era fuori uso, impedendo di fatto la verifica visiva dei bersagli segnalati.

“Se l’operatore radar avesse saputo fare il suo mestiere, avrebbe potuto valutare anche i segnali bassi guardando la termocamera che, però, non funzionava” ha dichiarato l’esperto, aggiungendo con amarezza che in quelle ore concitate “si è fatto tutto alla buona”.

L’ammiraglio ha anche contestato la rigida osservanza di alcune prassi interne, come la navigazione di conserva, che ha rallentato le operazioni di pattugliamento.

Per Carannante, il fatto che dal caicco non fosse arrivata una richiesta esplicita di aiuto non esonerava le autorità dal dovere di intervenire o almeno di tentare un contatto radio.

Una semplice chiamata non avrebbe avuto costi, ma avrebbe potuto svelare immediatamente le difficoltà tecniche della Summer love, spingendo a preoccuparsi e ad avvisare tutte le navi presenti in zona prima che fosse troppo tardi.

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