Il giornalista e saggista calabrese Claudio Cordova, vincitore del Premio Nazionale Paolo Borsellino, torna nelle librerie con un volume di forte impatto civile edito da Newton Compton. L’opera, intitolata “I padroni della ‘ndrangheta. Malacarne, una saga criminale”, offre una narrazione tragica della criminalità organizzata. Attraverso le storie dei boss, l’autore descrive l’evoluzione del sistema criminale italiano, tracciando la trasformazione dell’organizzazione in una vera e propria multinazionale del crimine, sospesa tra le dinamiche tradizionali del Padrino e le crude realtà di Gomorra.
Le trame del potere
La narrazione si sviluppa in modo corale a partire dalle vicende di Giovanni Borruto, il quale impara sin da bambino le regole non scritte dell’onore e l’importanza del silenzio nella piazza di Archi, ascoltando i racconti del vecchio don Nuccio Borrello.
Accanto a lui si muovono i fratelli Temi, giovani spavaldi e affamati di futuro in una Calabria che cambia pelle. Le gerarchie criminali e i legami con l’Europa vengono completamente riscritti dal traffico di sostanze illecite che si sviluppa attorno al porto di Gioia Tauro sotto il rigido controllo della famiglia Pisano, mentre nell’entroterra aspromontano domina la dinastia degli Scarcella.
Il legame con la realtà
Questo duro romanzo si intreccia profondamente con la passata attività di Claudio Cordova, che è stato anche consulente della Commissione Parlamentare Antimafia dal 2014 al 2019.
Nella finzione letteraria, così come nel suo precedente saggio d’inchiesta intitolato “Gotha”, il potere delle singole famiglie criminali finisce per legarsi strettamente con quello occulto delle logge, della politica e dei servizi deviati.
Si delinea in questo modo un’entità dalle molte teste governata da un solo imperativo universale, sintetizzabile nella frase secondo cui “tutti devono mangiare”, dove le alleanze restano fragili e l’innocenza rappresenta un lusso inaccettabile.




























