‘Ndrangheta. Irruzione in una casa del Torinese, catturato il latitante Luca Mazzaferro

Reggio Calabria Cronaca
Luca Mazzaferro

È finita stamani la latitanza di Luca Mazzaferro, 46enne di Marina di Gioiosa Jonica, scovato e catturato in un appartamento a Gravere, in Val di Susa, nel torinese.

Il ricercato, che per dissimulare la sua identità si era procurato dei documenti falsi, cioè una patente e una carta di identità albanesi, a settembre scorso è stato condannato in via definitiva nel processo scaturito dall’operazione Circolo formato (QUI), blitz che nel maggio del 2011 aveva consentito di disarticolare l’omonima cosca di ‘ndrangheta dei Mazzaferro (QUI), clan attivo sul versante jonico della provincia reggina e, in particolare, a Marina di Gioiosa Jonica.

In base alla sentenza l’ormai ex latitante deve scontare un residuo di pena di 8 anni, 9 mesi e 9 giorni di reclusione, per i reati di associazione mafiosa, truffa, ricettazione ed altro. In coincidenza, però, del pronunciamento della Suprema Corte, si era reso irreperibile.

LE INDAGINI

Le indagini, avviate immediatamente su input della Procura Generale del capoluogo dello Stretto, che ha emesso l’ordine di carcerazione, e inizialmente dirette nell’area di origine, nei giorni scorsi si sono spostate proprio in Piemonte dove il 46enne da tempo aveva stretto dei solidi legami.

Attraverso degli accertamenti mirati, sfruttando l’incrocio degli elementi informativi acquisiti, la conoscenza delle dinamiche criminali e del territorio, ma anche impiegando delle sofisticate apparecchiature tecniche, il gruppo investigativo è riuscito ad individuare dapprima l’area in cui Mazzaferro si era certamente recato dopo essersi allontanato dalla zona jonica della Calabria e, successivamente, l’immobile esatto a Gravere in cui si riteneva aveva trovato riparo.

Quindi, acquisita la certezza della presenza del latitante, gli uomini della polizia hanno fatto irruzione catturandolo e poi accompagnandolo in carcere.

Un uomo che lo ospitava in quella casa, anch’egli di origine calabrese, è stato invece denunciato all’Autorità giudiziaria per il reato di procurata inosservanza di pena.

IL BLITZ

All’arresto di Mazzaferro si è arrivati al termine di un’attività investigativa, supportata anche da intercettazioni, coordinata dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Generale Gerardo Dominijanni, e condotta da investigatori delle Squadre Mobili del capoluogo dello Stretto e di quello piemontese, e della Sezione Investigativa del Commissariato di Siderno, con il coordinamento dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

La fase finale dell’operazione è stata supportata anche da personale del Servizio Polizia Scientifica, attraverso sofisticate apparecchiature tecniche che hanno consentito di restringere ed individuare l’esatto luogo dove si nascondeva il ricercato.