Truffe: Catanzaro, dissequestrati i beni di tre medici dell’Asp

Catanzaro Cronaca
L'Asp di Catanzaro

Sono stati dissequestrati i beni dei tre medici finiti sotto inchiesta per truffa ai danni dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, per aver svolto attività extraistituzionale, secondo l'accusa allontanandosi arbitrariamente dal servizio presso l'ufficio pubblico. Il tribunale del riesame di Catanzaro ha disposto la restituzione di quanto sequestrato ai tre sanitari, i dottori Giuseppe Bova, 54 anni, Luigi Combariati, 64, e Giuseppe Roccia, 60, accogliendo i ricorsi dei difensori, gli avvocati Fausto Salerno, Maurizio Belmonte e Vincenzo Ioppoli.

A carico dei medici, nei giorni scorsi, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria avevano eseguito un sequestro preventivo per equivalente pari a circa 40 mila euro di somme e beni nella loro disponibilita', disposto dal giudice per le indagini preliminari, Emma Sonni, su richiesta del sostituto procuratore della repubblica titolare del caso, Alberto Cianfarini.

Quest'ultimo ha emesso nei confronti dei tre professionisti un avviso di conclusione delle indagini nel quale si ipotizzano i reati di falso ideologico e truffa aggravata. Secondo quanto verificato dagli uomini della Guardia di Finanza, i medici sarebbero risultati presenti sul loro posto di lavoro mentre, in realtà, visitavano pazienti nei propri studi privati, percependo la parcella e, in alcuni casi, versando all'Asp la percentuale di competenza. Al contrario, i medici avrebbero dovuto svolgere l'attività libero professionale intramuraria (Alpi), secondo l'accusa, fuori dall'orario di lavoro.