Palmi, Tribunale autorizza il cambio di sesso: sentenza storica sull’identità personale

Reggio Calabria Cronaca

Una sentenza esemplare del Tribunale di Palmi ha attribuito a “Paola” - un nome ovviamente di fantasia - il sesso maschile in luogo di quello femminile, ordinando al competente Ufficiale di Stato Civile la rettifica negli appositi registri e contestualmente ha autorizzato lo stesso a sottoporsi al trattamento chirurgico per l’adeguamento dei propri caratteri sessuali.

“Paola”, sin dalla prima infanzia, ha percepito di essere imprigionata in un corpo che non riconosceva suo, tanto che crescendo ha iniziato ad avvertire un forte disagio, dettato dall’evidente discrepanza tra psiche, sesso fenotipico e sesso anagrafico.

Per anni ha gelosamente custodito e coltivato dentro di sé il desiderio di adeguare la propria identità fisica a quella psichica. Non è stato facile. Per nulla.

Ha però sempre avuto al suo fianco tanti amici e una famiglia molto unita che l’hanno sostenuta, passo dopo passo, ostacolo per ostacolo, consentendogli così di essere “sé stesso”, sempre e comunque. Senza imbarazzo, senza riserve e senza se e senza ma.

La sua anima e la sua testa sono stati sempre quelli di “Paolo”, nonostante il suo corpo e i documenti dicessero altro. Per anni ha combattuto contro se stessa, nel silenzio dei suoi pensieri.

IL LUNGO CAMMINO PER RICONOSCERE "SE STESSO"

Alle Barbie ha sempre preferito le macchinine e i lego. Ad un certo punto della propria esistenza, però, inevitabilmente - grazie anche al sostegno di familiari e amici –-ha deciso di percorre il lungo cammino per rimettere in sintonia corpo, cuore e psiche e, così, ha intrapreso un difficile percorso psicologico, all’esito del quale è stata riconosciuta la disforia di genere.

Successivamente, dopo aver intrapreso la terapia ormonale, “Paola” ha deciso di avviare il necessario iter giudiziale, per poter essere ufficialmente “sé stessoanche agli occhi della legge, chiedendo espressamente al Tribunale adito di essere autorizzato tanto a sottoporsi all’intervento chirurgico, quanto alla rettificazione degli atti di stato civile con assegnazione del nome “Paolo” (per chiarezza espositiva in questa sede useremo questo nome di fantasia per tutelare la privacy dell’interessato), con cui era già conosciuto all’interno del contesto sociale in cui vive da tempo.

Finalmente, dopo la sentenza pubblicata dal Tribunale di Palmi lo scorso 1 luglio, “Paolo” – oggi ventiseienne - sarà presto un uomo a tutti gli effetti, tanto in cuor suo quanto per la legge.

DAL PERCORSO “PSICOLOGICO” A QUELLO LEGALE

Il Tribunale, riunito in camera di consiglio, ha accolto il ricorso proposto nell’interesse di “Paola” - rappresentata e difesa dall’avvocato Giuliano Arabia del Foro di Cosenza, che ha seguito il caso insieme alla collega Morena Rapolla - e così con un unico provvedimento le ha prima attribuito il sesso maschile in luogo di quello femminile, ed anche - finalmente e formalmente - il nome di “Paolo”, ordinando contemporaneamente all’Ufficiale di Stato Civile la rettifica nei relativi registri dopo il passaggio in giudicato del correlativo capo di sentenza.

Non solo. Il Tribunale palmese l’ha, anche e come dicevamo, autorizzato a sottoporsi al trattamento medico-chirurgico per cambiare sesso.

Paolo”, ora, potrà così riabbracciare la propria anima ed essere finalmente se stesso: potrà mettersi in lista d’attesa per sottoporsi agli interventi chirurgici necessari e non appena la sentenza passerà in giudicato potrà avviare la procedura di rettificazione dei propri dati anagrafici, così da vedere riconosciuta ufficialmente la propria identità e il proprio nome.

IL SEX REASSIGNMENT SURGERY SPIEGATO DAL LEGALE

Oggi, per accedere al percorso giudiziale di rettificazione del sesso nei registri di Stato Civile - anche alla luce della recente evoluzione giurisprudenziale tanto a livello nazionale quanto europeo - non v’è più l’obbligo di sottoporsi all’intervento chirurgico: il trattamento di ri-attribuzione chirurgica del sesso (RCS) ovvero il "sex reassignment surgery” (SRS) – spiega l’avvocato Giuliano Arabia - rappresenta solo un possibile strumento, eventualmente funzionale, per procedere all’adeguamento dei caratteri sessuali al fine di garantire – appieno - il conseguimento del benessere fisico e psichico dell’interessato”.

“Non tutte le persone transessuali - prosegue il legale - sentono l’esigenza, e dunque la necessità, di sottoporsi all’intervento chirurgico.” Afferma l’avvocato Arabia, che aggiunge: “La giurisprudenza di merito è ormai orientata, in maniera quasi unanime, nel ritenere non strettamente necessario il trattamento medico-chirurgico ai fini della rettifica del sesso.

“Nel nostro caso – aggiunge l’avvocato di origini crotonesi - la necessità del trattamento demolitivo-ricostruttivo dei caratteri sessuali è emersa, ictu oculi, non solo dalla copiosa documentazione medica da noi prodotta in giudizio, ma anche in sede di libero interrogatorio della ricorrente – che ha palesato inequivocabilmente una consapevole, effettiva e irreversibile volontà di essere riconosciuta quale appartenente al genere maschile - tanto da essere indispensabile per garantire e tutelare la sua salute fisica e psichica”.

“Il Tribunale de qua ha, così, ritenuto che il mutamento anagrafico fosse funzionale al fine di assicurare il pieno benessere del mio assistito, e così aggiunge Arabia - ha autorizzato tanto il trattamento chirurgico quanto la preventiva riassegnazione del sesso maschile con rettificazione degli atti di stato civile (dopo il passaggio in giudicato del relativo capo di sentenza), attribuendogli, inoltre, il nome maschile con cui lo stesso è conosciuto ormai da tempo all’interno del contesto sociale in cui vive. Una sentenza esemplare, questa, a tutela dell’identità di genere e del diritto ad essere finalmente se stesso”, conclude l’avvocato.