Minacce al procuratore Marisa Manzini | REAZIONI

Calabria Attualità

LA REAZIONE DI WANDA FERRO

"Dopo il “fai silenzio ca parrasti assai” rivolto in udienza al pm da “Scarpuni”, i colloqui con i familiari intercettati in carcere hanno evidenziato quanto siano forti il rancore e la sete di vendetta del boss nei confronti del procuratore che ha sostenuto l’accusa contro la cosca di Limbadi. Frasi che sono certa non intimidiranno il procuratore Manzini, che anzi dalle minacce di Mancuso ha trovato spunto per scrivere un libro che sta diffondendo soprattutto nelle scuole calabresi, nella consapevolezza che per contrastare la mafia è necessario combattere la paura che spinge al silenzio, ma anche l’indifferenza di chi pensa che certi fenomeni non tocchino la propria quotidianità, e la connivenza di chi pensa di ottenere dalle cosche delle scorciatoie per la realizzazione dei propri obiettivi. Io sono convinta che le minacce di Pantaleone Mancuso siano la prova di una disperata debolezza nei confronti di chi rappresenta lo Stato tenendo la schiena dritta. Chi fonda il proprio potere sulla paura e sull’omertà è disarmato di fronte alla determinazione di uomini e donne che non si piegano, e che sono anzi capaci di trasmettere alla società un messaggio di fiducia nella possibilità di battere il potere mafioso, attraverso la responsabilità, il coraggio di parlare e di denunciare, la fermezza nel sapere da quale parte stare nelle scelte di ogni giorno”. È quanto ha dichiarato il segretario della Commissione parlamentare antimafia Wanda Ferro (FDI).


LA REAZIONE DEL MOVIMENTO LIBERA

“Ancora una volta, l’esponente di spicco dell’omonima cosca, Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, uno dei più sanguinari boss della ‘ndrangheta calabrese, non ha mancato di far sentire la sua voce contro chi, come la dottoressa Marisa Manzini, all’epoca del processo Sostituto Procuratore della Repubblica, ha rappresentato non solo la pubblica accusa ma anche il volto delle Istituzioni , impegnate a fronteggiare e reprimere il fenomeno criminale, in nome e per conto dello Stato, quindi dei cittadini liberi e responsabili che non si riconoscono nelle parole e nei crimini di boss come il Mancuso. Alla dottoressa Manzini, ora impegnata nel delicato ruolo di consulente della Commissione Parlamentare antimafia, intendiamo esprimere la solidarietà e la vicinanza dell’intera rete di Libera Calabria, consapevoli che essere solidali, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Sollicitudo rei socialis, “non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”. In tal senso, vogliamo rinnovare il nostro fermo e deciso impegno, invitando tutti i componenti della società civile calabrese a fare altrettanto, a fronteggiare la ‘ndrangheta, vero male endemico della nostra terra di Calabria. Dinanzi a chi, come Pantaleone Mancuso, vuole imporre la legge della violenza e del silenzio, è indispensabile opporre la forza evocativa della denuncia che rompe il guscio dell’omertà e della paura messa in atto dalla ‘ndrangheta. Della rinuncia ad ogni forma di corruzione, di collusione e di connivenze provocate da hoc per loschi fini di ingiusti profitti e di signoria territoriale.” È quanto riporta in una nota il Coordinamento regionale Libera Calabria.