No alla guerra, il Partito del Sud presente a tutte le manifestazioni
Il Partito del Sud da sempre aderisce e invita a partecipare a tutte le manifestazioni indette contro la guerra, sventolando esclusivamente la bandiera della pace. Quello che infatti chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace. Per cui dopo la manifestazione del 15 Marzo a Roma in Piazza Barberini, che ci ha visto fra i protagonisti, aderiamo alla chiamata del Movimento 5 Stelle e saremo presenti con una nostra delegazione anche il 5 Aprile, sempre a Roma in Piazza Vittorio Emanuele II dalle ore 13, per partecipare al corteo per la Pace lungo i Fori Imperiali. E' quanto scrive Natale Cuccurese a nome del Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud.
"I pacifisti - continua la nota - vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace ma concretamente alimenta la guerra. Per sciogliere questo nodo è doveroso partecipare a ogni manifestazione per dare finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste in corso ma ripudia la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione. Fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari a favore del welfare: poche e semplici le parole d’ordine.
Il Sud poi da Rearm Europe, ma anche dalla creazione di un esercito europeo, ne uscirebbe con le ossa rotte soprattutto per due motivi: i soldi per il progetto Rearm Europe (o della creazione di un esercito europeo… non cambia) verranno sottratti ai fondi di coesione europea, a scuola, sanità, welfare, istruzione, università, pensioni. I soldi verranno sottratti ai più poveri, verranno sottratti alle regioni del Sud Italia ed Europa che si vedranno private di importanti misure per sostenere progetti imprenditoriali, tecnologie, infrastrutture, etc. Il tutto a vantaggio dei grandi gruppi industriali, tutti o quasi del Nord Italia ed Europa.
Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno. Logica conseguenza: in caso di guerra saranno soprattutto i figli del Sud ad essere coinvolti e a versare il sangue in maggior percentuale. È giunta l’ora di dire basta a tutto questo!
E se la Ue, nata per evitare nuove guerre, dopo aver rinunciato da sempre ad ogni azione politica per favorire una trattativa usa solo toni bellicisti, resta per noi il dovere di cercare in ogni modo di evitare una Terza Guerra Mondiale, per consegnare ai nostri figli un futuro degno di essere vissuto".