Blitz dei Carabinieri nella mattinata di oggi sul sistema idrico comunale di Belvedere Spinello. I militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Crotone, con il supporto della stazione locale, hanno eseguito un sequestro preventivo disposto dall’Autorità giudiziaria, che ha colpito diverse infrastrutture strategiche per l’approvvigionamento idrico del paese.

Indagati sindaco ed ex
Sotto sequestro sono finiti un pozzo situato nei pressi del fiume Neto, una pompa di sollevamento, una vasca di raccolta, una pompa dosatrice e vari tratti della rete di adduzione e distribuzione. Contestualmente, sono stati notificati avvisi di garanzia all’ex sindaco, all’attuale primo cittadino e al responsabile dell’area tecnica del Comune.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, ritiene di aver ricostruito – un sistema ritenuto gravemente irregolare nella gestione dell’acqua pubblica. Le accuse, a vario titolo, riguardano quindi omissioni di atti d’ufficio e reati colposi contro la salute pubblica.
Il sistema “misto”
Secondo gli investigatori, per anni la rete idrica del centro abitato sarebbe stata alimentata da un sistema “misto”: accanto all’acqua potabile fornita dal gestore regionale, veniva immessa anche acqua proveniente da un pozzo vicino al Neto, originariamente destinato ad altri usi e privo – secondo l’accusa – di un adeguato sistema di potabilizzazione.
Il meccanismo contestato prevedeva il prelievo dell’acqua dal pozzo, il suo convogliamento verso una vasca in località Barretta e il successivo rilancio fino al serbatoio comunale di Montecastello.

I rischi per la salute
Qui, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, l’acqua non trattata si mescolava con quella potabile, finendo poi nelle case dei cittadini senza distinzione.
Un quadro che avrebbe comportato rischi concreti per la salute pubblica. Gli accertamenti tecnici effettuati nel tempo da Arpacal e Asp avrebbero infatti evidenziato ripetuti superamenti dei limiti di legge, sia per parametri chimici – come torbidità, cloruri e sodio – sia per la presenza di batteri, tra cui Escherichia coli e coliformi.
Le indagini fanno riferimento anche a un’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua per scopi umani emanata nel settembre 2024 e successivamente revocata, nonostante – sempre secondo l’accusa – le criticità non fossero del tutto risolte. Gli interventi adottati, come l’installazione di una pompa dosatrice di cloro, sarebbero stati ritenuti insufficienti: durante un sopralluogo sarebbe stata persino riscontrata l’assenza di cloro nel sistema e carenze nei controlli e nelle protezioni degli impianti.
Agli indagati viene contestato di non aver impedito l’immissione nella rete cittadina di acqua ritenuta non idonea al consumo umano e di non aver adottato misure urgenti per tutelare la salute pubblica, nonostante ripetuti segnali di allarme. Per i sindaci coinvolti, le accuse sono aggravate dal ruolo di autorità sanitaria locale.
Il sequestro disposto dalla magistratura ha l’obiettivo di interrompere una situazione ritenuta pericolosa e impedire l’ulteriore utilizzo delle infrastrutture coinvolte. Le indagini sono tuttora in corso.




























