Ogni 6 gennaio, l’Epifania porta via le feste ma lascia un velo di mistero nelle campagne calabresi. Una credenza popolare diffusa in tutta la regione, e nel Sud Italia, sostiene che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio gli animali domestici – asino, bue e cavalla in origine – guadagnino la parola per giudicare i padroni. E c’è anche un adagio che riassume: A’ notti d’a Befana dintra a stalla, parra u ciucciu, u bovi e a cavalla.
Radici bibliche e medievali
Le origini risalirebbero al Vangelo di Luca (2,7-16), che descrive asino e bue nel presepe di Betlemme come umili testimoni della natività, capaci di riconoscere il divino.
Nel medioevo, questa immagine si evolve in leggende agiografiche: sant’Antonio Abate, protettore degli animali (la cui celebrazione ricade il 17 gennaio), avrebbe insegnato loro a parlare per lodare Dio.
Successivamente, i monaci benedettini – anche in calabria – custodi di bestiame, avrebbero diffuso il racconto per promuovere la carità verso gli animali da lavoro.
Influenza pagana e contadina
Prima della religione, troviamo alcuni riti precristiani che influenzano la credenza: secondo alcuni racconti, tanto Diana quanto Ecate avrebbero concesso loro la voce per una sola notte d’inverno, per profetizzare sui campi.
In Calabria, dal periodo bizantino-longobardo, i contadini avrebbero integrato questa credenza nei riti agrari: la ricorrenza dell’Epifania coincideva la semina di alcuni legumi di largo consumo (come le fave), e gli animali “parlanti” simboleggiavano la fecondità della terra, se nutriti adeguatamente.
La leggenda calabrese
Una variante diffusa nel cosentino narra di un contadino avaro che affama i buoi e origlia la stalla. A mezzanotte sente: “Sarà un uomo morto sopra e sotto il carro“.
Il giorno dopo, i buoi ribelli rovesciano il carro schiacciandolo; lo stesso carro lo porta al cimitero, avverando la profezia. Motivo per cui, secondo un altro vecchio adagio si soleva avvisare chi parlava male di fronte agli animali: “Si non stetteru boni, jistimanu” (Se non siete stati buoni, giudicano).
Al tempo stesso, per scongiurare giudizi negativi da parte degli animali, troviamo diverse testimonianze dove tanto i contadini quanto gli allevatori offrivano loro doppia razione di foraggio o 12/13 cibi diversi.
Usanze antiche che rimandano ad un legame oramai perduto con questi animali, ma rinnovato con i più comuni animali da compagnia dei nostri giorni.




























