Il contrasto all’evasione fiscale segna il passo e i numeri del 2024 delineano un quadro di profonda flessione per le amministrazioni locali. Secondo le analisi condotte dal Csel, il Centro studi enti locali, le somme riconosciute ai Comuni per la loro attività di collaborazione nel recupero dei tributi erariali hanno toccato il minimo storico. A livello nazionale, il tesoretto destinato alle casse municipali si è fermato infatti a poco più di 2,5 milioni di euro, una cifra che evidenzia un progressivo disimpegno o una crescente difficoltà operativa degli uffici territoriali.
Il divario
Il report, intanto, mette in luce come l’efficacia del recupero sia strettamente legata all’efficienza dei singoli apparati burocratici. Nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole, i riparti continuano a essere considerati marginali.
Gli esperti del Csel spiegano che “i riparti restano marginali. Un divario che richiama non solo il tema dell’evasione, quanto quello della capacità amministrativa, dell’organizzazione degli uffici e della continuità delle attività di controllo”.
Non si tratterebbe dunque solo di una minore presenza di illeciti, ma di una carenza strutturale nella gestione delle verifiche che impedisce di trasformare la vigilanza sul territorio in entrate concrete.

La nostra regione
In questo scenario di generale contrazione, la Calabria riesce a posizionarsi al settimo posto nella classifica nazionale per proventi ripartiti.
La regione ha incassato complessivamente 64.619 euro, un dato che però nasconde un trend negativo piuttosto marcato. Rispetto al 2023, si registra infatti un calo dell’8%, mentre il confronto con il 2022 diventa ancora più impietoso, mostrando una flessione del 28%.
Sul fronte della partecipazione attiva, la regione occupa l’ottavo posto con 10 amministrazioni che hanno effettivamente collaborato alle segnalazioni, un numero che resta stabile rispetto all’anno precedente ma che rappresenta solo una piccola frazione della totalità dei municipi calabresi.
L’analisi del recupero dell’evasione fiscale in Calabria offre uno spaccato eterogeneo tra i vari capoluoghi, dove la capacità di segnalazione qualificata determina introiti molto distanti tra loro.
Sebbene la regione occupi una posizione dignitosa nella classifica nazionale per proventi totali, il merito va attribuito quasi esclusivamente a poche realtà strutturate, mentre altri centri nevralgici faticano a far emergere il sommerso. Vediamo a seguire la posiozione dei cinque capoluoghi.

Reggio Calabria
Il capoluogo reggino si conferma la punta di diamante del sistema calabrese. Con i suoi 34.205 euro incassati nel 2024, non solo guida la regione, ma riesce a scalare la china fino all’undicesimo posto nazionale tra i primi 15 Comuni virtuosi.
Questo risultato indica una continuità nell’attività degli uffici tributi che, nonostante le criticità croniche del territorio, sono riusciti a inviare segnalazioni efficaci all’Agenzia delle entrate, trasformando il controllo del territorio in risorse finanziarie certe per l’ente.

Cosenza
La situazione a Cosenza appare più sfumata. La città dei Bruzi, pur avendo una macchina amministrativa storicamente attiva, ha risentito della flessione generale che ha colpito l’intero Paese.
I proventi derivanti dalla lotta all’evasione sono presenti, ma non raggiungono i picchi del passato o la consistenza di Reggio Calabria.
Il dato cosentino riflette quella difficoltà di organizzazione degli uffici richiamata dal Centro studi enti locali, dove la frammentarietà delle azioni di controllo impedisce un gettito costante e strutturato nel tempo.

Catanzaro
Nel capoluogo di regione, Catanzaro, i dati mostrano una partecipazione ancora troppo timida. Nonostante il ruolo istituzionale e la presenza di uffici centralizzati, il riparto dei fondi per la collaborazione antievasione rimane su livelli marginali.
La sfida per l’amministrazione catanzarese resta quella di potenziare l’interscambio di banche dati tra i servizi comunali e l’amministrazione finanziaria dello Stato, un passaggio fondamentale per intercettare le anomalie nei redditi e nei patrimoni dei contribuenti locali.
Crotone
Per quanto riguarda Crotone, la partecipazione al recupero fiscale segue il trend delle realtà medio-piccole del Mezzogiorno. Le somme incassate sono estremamente ridotte, spesso simboliche, a testimonianza di una capacità amministrativa che fatica a dedicare personale specifico alla caccia agli evasori erariali.
In un contesto economico fragile, la mancata riscossione di queste quote rappresenta un’occasione persa per finanziare servizi essenziali, confermando quanto sottolineato dagli esperti circa la necessità di una maggiore continuità nelle attività di controllo.

Vibo Valentia
Chiude il quadro Vibo Valentia, dove i proventi riconosciuti risultano tra i più bassi della regione. La realtà vibonese sconta una carenza di segnalazioni qualificate che incide direttamente sul riparto finale.
Come evidenziato dal rapporto del Csel, il divario non è solo una questione di mancata onestà tributaria da parte dei cittadini, ma risiede nella debolezza dell’organizzazione degli uffici.
Senza un investimento mirato sulle competenze del personale e sulla digitalizzazione dei controlli, il recupero fiscale in questa provincia è destinato a rimanere un’attività di secondo piano rispetto alle urgenze quotidiane dell’ente.
































