«Gli incendi boschivi e i fenomeni climatici estremi non sono emergenze temporanee, ma minacce permanenti che richiedono professionisti stabili e non contratti per quattro ore al giorno per cinquantuno giornate all’anno. Investire milioni di euro di fondi pubblici per formare operai specializzati e poi abbandonarli nel limbo della precarietà è un paradosso normativo ed economico che svuota le aree interne del Mezzogiorno. Con cinquantuno giornate di lavoro l’anno non si costruisce una vita: si sopravvive. E così si spopolano le aree interne». Lo dichiara Filomena Greco, consigliera regionale della Calabria di Casa Riformista – Italia Viva, annunciando il deposito di una formale interrogazione a risposta scritta indirizzata al Presidente della Giunta regionale per chiedere la stabilizzazione occupazionale di professionisti del settore forestale.
Il bacino dei lavoratori specializzati nella provincia cosentina
La vicenda riguarda da vicino trecentotrentacinque lavoratori specializzati della Sila Greca e del comprensorio cosentino, formati a partire dal 2016 attraverso una serie di progetti pilota regionali per la manutenzione dei boschi, la prevenzione dei roghi e il contrasto al dissesto idrogeologico nei comuni di Bocchigliero, Campana, Longobucco, San Giovanni in Fiore e Plataci. Per la consigliera, il patrimonio boschivo italiano rappresenta una risorsa industriale, turistica e ambientale inestimabile che non può essere gestita con strumenti assistenziali o emergenziali di breve durata. La Regione Calabria ha investito risorse ingenti in un decennio per qualificare questo personale, che oggi garantisce la sicurezza di territori montani ricadenti nel Parco Nazionale della Sila, un’area di straordinario pregio naturalistico.
Il paradosso della formazione pubblica senza sbocchi contrattuali
Nonostante le importanti competenze acquisite nella tutela della biodiversità e nel ripristino dei sentieri montani, il rapporto di questi operatori con la pubblica amministrazione resta ancorato a contratti precari, alimentando una condizione di profonda incertezza economica che spinge inevitabilmente le famiglie ad abbandonare i borghi natii. Secondo la ricostruzione di Filomena Greco, la lotta allo spopolamento dell’Appennino e del Sud, spesso sbandierata nei programmi politici nazionali, perde completamente di credibilità se non viene accompagnata da azioni concrete sul territorio. Diventa infatti contraddittorio incentivare il ripopolamento delle aree interne se, parallelamente, non si investe nella creazione di lavoro stabile per chi già vi risiede. Lo sviluppo regionale non passa da interventi occasionali o contributi una tantum, ma da politiche strutturali capaci di creare occupazione reale, valorizzare le competenze e dare prospettive stabili alle comunità locali.
Le richieste della politica agli enti strumentali della Regione
L’interrogazione consiliare chiede nello specifico se la Regione abbia verificato il reale fabbisogno di personale nel settore forestale e quali soluzioni intenda adottare per valorizzare in modo stabile i lavoratori già formati, anche attraverso gli enti del sistema regionale come Calabria Verde, l’Arsac, i Consorzi di bonifica e gli enti locali. Per programmare il futuro della forestazione, infatti, occorre partire da una conoscenza concreta delle esigenze del territorio e delle professionalità già disponibili sul mercato del lavoro. Come conclude la stessa Filomena Greco, non si tratta semplicemente di una battaglia di categoria per trecentotrentacinque operai, ma di una scelta strategica sul futuro del territorio. Investire nella tutela dei boschi significa investire nella sicurezza ambientale, nel contrasto allo spopolamento e nel lavoro stabile, permettendo alle aree interne di tornare a essere luoghi in cui vivere, lavorare e costruire il proprio domani.




























