Arriva la sentenza, nel processo celebrato col rito abbreviato, su due omicidi che hanno insanguinato la provincia di Vibo Valentia nel 2012. Il gup distrettuale di Catanzaro ha difatti inflitto quattro ergastoli per le uccisioni di Davide Fortuna e Mario Longo, avvenute nel contesto della sanguinosa faida tra le cosche di ‘ndrangheta per il controllo delle attività criminali locali.
Le vittime della faida
Fortuna, all’epoca dei fatti aveva 31 anni, fu ammazzato in maniera brutale e plateale: il 7 luglio del 2021 venne colpito a morte mentre si trovava tranquillamente in spiaggia, a Vibo Marina, in compagnia della moglie e dei suoi figli.
Pochi mesi prima, un destino altrettanto violento era toccato a Mario Longo, di 50 anni: il 2 aprile dello stesso anno l’uomo fu freddato nella frazione Triparni di Vibo mentre si trovava alla guida della sua auto.
Due esecuzioni che segnarono un periodo di forte tensione e di scontro aperto tra diverse fazioni criminali attive sul territorio napitino.

La richiesta dell’accusa
L’accusa, rappresentata dalla Dda di Catanzaro, aveva invocato il massimo della pena per tutti gli imputati, richiesta che è stata accolta dal giudice.
Il carcere a vita è stato dunque deciso per Francesco Alessandria (di 55 anni), Rosario Battaglia (41), e per i fratelli Salvatore e Saverio Patania (rispettivamente di 47 e 49 anni).
L’inchiesta Portosalvo
Il quadro investigativo che ha poi condotto al processo e oggi alla sentenza è stato delineato dall’inchiesta denominata Portosalvo, coordinata e diretta dalla Dda di Catanzaro.
Le indagini hanno fatto luce sulla matrice degli omicidi, confermando che gli assassinii di Fortuna e Longo non furono episodi isolati, ma il risultato di una guerra di mafia finalizzata ad ottenere il dominio sulle attività illecite nel territorio, come emerso dagli atti.
La sentenza pone un punto fermo su uno dei periodi più bui della criminalità a Vibo Valentia.






























