Istat: rischio povertà per tre calabresi su dieci

in Attualitàprovincia di Calabria
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In Calabria 3 persone su 10 sono a rischio povertà. É quanto emerge dal Rapporto dell’Istat, riferito al 2015, sulle condizioni di vita e di reddito degli italiani. La stessa percentuale, sempre secondo l’Istat, si rileva in Campania, Puglia e Basilicata. Rispetto a queste quattro regioni però sta peggio la Sicilia, dove le persone a rischio povertà sono 4 su 10.

Nel 2015, – spiega l’istituto di statistica – si stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale ovvero, secondo la definizione adottata nell’ambito della Strategia Europa 2020, si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.

La quota è sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%) a sintesi di un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 12,1% a 11,7%); resta invece invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).

A fronte di una sostanziale stabilità della quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, si rilevano segnali di peggioramento tra chi vive in famiglie con almeno cinque componenti (la stima passa dal 40,2% al 43,7%) e, in particolare, tra chi vive in coppia con almeno tre figli (da 39,4% a 48,3%, pari a circa 2.200.000 individui).

Sempre in base all’Itsta, questo peggioramento è associato ad un incremento sia del rischio di povertà (+7,1%) sia della grave deprivazione materiale (+3%). Per gli stessi individui si osserva, invece, un miglioramento per la bassa intensità lavorativa (che passa dal 14,6% al 12,4% tra gli individui delle famiglie numerose e dal 14,1% all’11,4% tra le coppie con almeno tre figli).

Il peggioramento del rischio di povertà o esclusione sociale interessa soprattutto i residenti del Centro (da 22,1% a 24%) per i quali cresce la deprivazione materiale e, in misura minore, le persone che risiedono al Sud e nelle Isole (dal 45,6% al 46,4%), dove tale rischio rimane in generale più diffuso e prossimo a coinvolgere il 50% delle persone residenti.

Si aggrava il rischio di povertà o esclusione sociale anche per coloro che vivono prevalentemente di reddito da lavoro, in concomitanza all’incremento della bassa intensità lavorativa (+0,6% per il reddito da lavoro dipendente e +0,7% per il reddito da lavoro autonomo). Al contrario, tra coloro il cui reddito principale familiare è costituito da pensioni o trasferimenti pubblici l’esposizione al rischio di povertà o esclusione sociale rimane stabile, pur in presenza di una diminuzione dell’indicatore di bassa intensità lavorativa (da 50,7% a 47,1%).”

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