Mongrassano grida il suo no all’eolico: “sicurezza e paesaggio a rischio”

in Infrastruttureprovincia di Cosenza
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Mongrassano dice no all’eolico. Una contrarietà che si è manifestata apertamente ieri, durante un Consiglio Comunale in adunanza aperta, che ha visto una partecipazione popolare densa di preoccupazione. Al centro della discussione il progetto del parco denominato Cerzeto, proposto dalla società Sthep Srl. Insieme al Sindaco e ai rappresentanti della comunità, si è analizzato l’impatto di aerogeneratori mastodontici, alti oltre 200 metri, destinati a svettare sui crinali della catena montuosa del basso Paolano. I cittadini presenti hanno espresso il timore che un’opera di tale portata possa mutare per sempre il volto e la stabilità delle loro montagne.

> Pale eoliche sopra Mongrassano

La ferita del passato

Il gruppo di maggioranza ha acceso i riflettori sulla fragilità geomorfologica di un’area già martoriata. Il ricordo è andato subito alla frana di Cavallerizzo del 2005, un evento che ha segnato la memoria collettiva.

La presenza della faglia San Marco-San Fili e la pendenza dei versanti rendono ogni scavo massiccio un rischio inaccettabile. “Non possiamo permettere colate di cemento in un assetto idrogeologico così delicato”, è emerso durante il dibattito. Il timore è che l’alterazione del terreno possa innescare nuovi movimenti franosi in un territorio già storicamente vulnerabile.

Il rumore del vento

A rendere ancora più ostile l’opinione pubblica è l’esperienza del parco eolico Aria dei Venti, sorto nel 2019. I rilievi dell’Arpacal hanno certificato un inquinamento acustico oltre i limiti, con vibrazioni che entrano prepotentemente nelle case di Mongrassano.

“Non possiamo ripetere lo stesso errore”, è stato il monito lanciato durante la seduta. La convivenza con le attuali turbine ha dimostrato che il prezzo pagato in termini di qualità della vita è troppo alto, rendendo inaccettabile l’idea di un raddoppio delle installazioni.

> Gli impianti intorno a Mongrassano

Dubbi tecnici e distanze

Sono emerse forti perplessità anche sulla conformità del progetto. Una delle torri previste disterebbe appena 990 metri dalle abitazioni, violando il limite di 1,2 chilometri fissato dalle linee guida nazionali.

Inoltre, l’area interessata comprende boschi cedui e zone protette come la Zsc Varconcello e il Cammino di San Francesco. Dubbi sono stati sollevati pure sulla solidità della società proponente, una Srl con un capitale di appena 10mila euro che dovrebbe gestire un investimento da oltre 17 milioni, elemento che ha alimentato lo scetticismo dei consiglieri.

L’appello alla regione

La seduta si è chiusa con una posizione netta: la transizione energetica è necessaria, ma “non può essere selvaggia”. L’appello finale è stato rivolto alla Regione Calabria e al Ministero dell’Ambiente affinché si fermi un piano che rischierebbe di trasformare un patrimonio naturale e turistico in una zona industriale senza benefici per la popolazione.

La comunità chiede rispetto per un territorio che non vuole essere sacrificato sull’altare di interessi privati, rivendicando il diritto alla sicurezza e alla bellezza del proprio paesaggio naturale.

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