Fra poco più di due mesi, ovvero il prossimo 20 di maggio, la Corte Costituzionale dovrà affrontare un nodo giuridico che potrebbe anche cambiare le regole del processo penale italiano. Al centro della discussione c’è la possibilità, attualmente negata, per la persona offesa di ricusare un Giudice per le indagini preliminari. La questione nasce dal drammatico caso di Francesco Chimirri, il pizzaiolo di Crotone morto il 7 ottobre 2024 nel quartiere Lampanaro di Crotone, da un colpo esploso dal poliziotto Giuseppe Sortino.

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Il nodo dell’imparzialità
I legali della famiglia Chimirri, Tiziano Saporito e Andrea Filici, hanno sollevato il dubbio sulla parzialità della Gip Elisa Marchetto. La giudice si era già espressa sulla vicenda definendo l’omicidio un “estremo atto di autodifesa”. Nonostante questo, era stata designata per decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura.
Quando le parti civili hanno provato a ricusarla, la Corte d’Appello di Catanzaro ha respinto il ricorso: secondo le norme vigenti, chi ha subìto il reato non è considerato una parte processuale con il potere di ricusare un magistrato.

La decisione della Consulta
La battaglia legale si è quini spostata in Cassazione, dove gli avvocati hanno contestato l’ordinanza del 3 dicembre 2024. Secondo la difesa, la Gip non si sarebbe limitata a valutare gli indizi, ma avrebbe costruito una narrazione che sposava in modo inequivocabile la tesi dell’indagato.
Proprio per questo, la Cassazione ha investito della questione la Consulta. Se i giudici costituzionali dovessero dare ragione ai legali, l’archiviazione del procedimento decisa il 28 luglio 2025 potrebbe essere annullata, riaprendo clamorosamente il caso.
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Lo sguardo a Strasburgo
Mentre l’Italia attende la Consulta, il caso è arrivato anche alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. La Cedu ha dichiarato ricevibile il ricorso per valutare un’indagine ritenuta non effettiva.
Gli avvocati denunciano un’anomala inerzia investigativa delle autorità nazionali, accusandole di aver ignorato le prime dichiarazioni di Giuseppe Sortino sulla natura accidentale dello sparo per preferire la tesi della legittima difesa volontaria.
“Strasburgo è chiamata a sanzionare il deficit di imparzialità oggettiva”, spiegano i legali, ponendo l’attenzione su un diritto fondamentale che sembra essere venuto meno.






























