Il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Crotone, Elisa Marchetto, ha condannato a 16 anni e 3 mesi di carcere Giuseppe Verterame (57 anni), assolvendo invece Francesco Paparo (40 anni) “per non aver commesso il fatto”. Questo l’esito del processo celebrato col rito abbreviato per l’omicidio di Filippo Verterame, il 22enne accoltellato ad agosto scorso durante una rissa scoppiata in località le Cannella di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, e deceduto due giorni dopo nell’ospedale di Catanzaro.
Le accuse contestate
Verterame, zio della vittima, rispondeva dell’accusa di tentato omicidio. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Matteo Staccini, che tra l’altro aveva chiesto per lui 19 anni reclusione, avrebbe provato ad uccidere Giuseppe Paparo (39 anni), accoltellandolo all’addome e al torace.
Quest’ultimo, che ha confessato l’omicidio del 22enne, è al momento a processo col rito ordinario, davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, accusato di omicidio volontario aggravato ma anche del tentato omicidio dello stesso Giuseppe Verterame, di lesioni aggravate ai danni di Alessandro Bianco (44 anni), e di porto abusivo di armi.
La lite e la tragedia
A Francesco Paparo, che ora torna in libertà, si contestava invece la rissa aggravata: secondo la sua tesi difensiva, però, si sarebbe frapposto tra la giovane vittima e il familiare, venendo anch’egli ferito. Una tesi, questa, che evidentemente ha convinto il giudice.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la rissa costata la vita a Filippo Verterame sarebbe nata da una manovra azzardata di un’auto.
La lite sarebbe poi degenerata rapidamente con lo scontro tra le due famiglie che si è spinto fino all’accoltellamento del ragazzo attinto fatalmente alla carotide con un coltello da cucina.































