Omicidio Verterame. Parlano i Paparo: “addolorati per Filippo, una tragedia che si poteva evitare”

in Cronacaprovincia di Crotone
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A distanza di quasi due settimane dalla violenta rissa finita a coltellate in località Le Cannella di Isola Capo Rizzuto, che è costata la vita al 22enne Filippo Verterame (QUI), tornano a parlare i protagonisti della triste vicenda.

Gli indagati nell’inchiesta

In questo caso si tratta della famiglia Paparo, a cui appartengono Giuseppe Paparo (39 anni), principale indiziato nell’inchiesta, accusato di omicidio volontario, e Francesco (59) e Antonio Paparo (40) a cui si contesta invece la rissa.

Tutti e tre sono finiti in arresto – è il caso di ricordalo per completezza di informazione – insieme ad alcuni membri dell’altra famiglia coinvolta nelle indagini, ovvero Giuseppe Verterame (57) e Alessandro Bianco (44) mentre è indagato a piede libero il papà della vittima, Carmine Verterame.

“Comprendiamo il dolore immenso”

Con una missiva inviata alla stampa, dunque, i Paparo vogliono rispondere pubblicamente alle accuse rivoltegli. “Non vogliamo che venga alimentata o ribadita la presunta ‘rivalità tra famiglie’ in questo non corrisponde al vero, e gradiremmo una trascrizione corretta delle nostre paroleprecisano fin da subito.

“Siamo addolorati come tutti: fa male pensare che un ragazzo di soli 22 anni non ci sia più. Da genitori comprendiamo il dolore immenso” sottolineano ancora dalla famiglia precisando di aver voluto aspettare a parlare per il “massimo rispetto del lutto e del dolore” e attendendo “che si celebrassero i funerali in un clima di raccoglimento e silenzio”.

“Mai dato adito a provocazioni”

“Non abbiamo mai dato adito a provocazioni o calunnie: siamo sempre stati, e saremo sempre, persone pacifiche e disponibili verso gli altri. Non siamo solo noi a dirlo: l’intero paese conosce tutti i protagonisti di questa tragica vicenda” aggiungono.

“Da sempre – proseguono – siamo stati pacifici e discreti, e il male ci ha raggiunti fin dentro casa nostra. Ma per le colpe e le dinamiche di quanto accaduto c’è la giustizia: sarà lei a chiarire e a stabilire chi e come dovrà pagare”.

I Paparo si dicono difatti disponibili a qualsiasi confrontodavanti alla giustizia terrena e divina. Facciamo tutti la cosa giusta: preghiamo perché giustizia sia fatta”.

“Mai avuto problemi con la legge”

Entrando nel merito, poi, i familiari dei tre arrestati tornano su alcune affermazioni relative al non “non associare Filippo allo ‘stile di vita’ di chi lo ha aggredito, facendo intendere che si trattasse di delinquenti e approfittatori”, affermano.

“Ma – sbottanoqualcuno si è preso il tempo di verificare? Parliamo di persone che non hanno mai avuto problemi con la legge: mai una denuncia, mai una rissa, mai arrecato fastidio a nessuno. Persone rispettate, oneste, lavoratori, in alcuni casi emigrati”.

“Etichette del genere – sottolineano – sono ingiuste e offensive. Si è parlato anche di ‘soprusi da quattro generazioni’, come se la nostra famiglia avesse da sempre comandato sul mare e sulle spiagge delle Le Cannella”.

“L’abusivismo usato per colpevolizzare”

“La verità – scrivono ancora i Paparo è che quelle generazioni passate risalgono agli anni Sessanta, quando Antonio Paparo senior – uomo stimato e rispettato – costruì le abitazioni in cui oggi vivono figli e nipoti. Erano anni in cui non esistevano le normative edilizie di oggi (la legge Galasso è del 1985) e quindi nessuno parlava di licenze. Abusivismo che non siamo mai riusciti a condonare per via delle leggi sul demanio. Abusivismo … che non può essere oggi usato come un’arma per colpevolizzare la nostra famiglia”.

La condanna del vivere con i sensi di colpa

“Chi ci calunnia e ci diffama dimostri come e quando la famiglia Paparo abbia avuto comportamenti scorretti o prepotenti” incalzano ancora i Paparo, che chiedono dunque di non spostare l’attenzione “su storie e accuse che non hanno nulla a che vedere con quello che è accaduto il 19 agosto” (QUI).

“Quella è stata una tragedia: un ragazzo è morto, e la sua memoria dovrebbe essere onorata nel rispetto, non infangando altre famiglie”.

“A fare da epilogo, una tragica fatalità certamente non voluta dalla nostra famiglia. Una tragedia che forse si poteva evitare se i cosiddetti ‘grandi’, invece di alimentare lo scontro, avessero cercato di calmare gli animi. Ce l’hanno sulla coscienza loro: i grandi. E non esiste condanna più dura del vivere con i sensi di colpa”, concludono dalla famiglia Paparo.

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