In una operazione che colpisce al cuore l’illegalità economica nel territorio calabrese, i militari della Guardia di finanza di Vibo Valentia hanno messo i sigilli a un impero finanziario. L’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del tribunale locale, ha portato infatti al blocco di un intero compendio aziendale e di ingenti somme di denaro.

Le scatole cinesi
Al centro dell’indagine due soggetti ritenuti responsabili di reati gravi come la bancarotta e di diverse violazioni alla normativa fiscale. Il valore complessivo dell’operazione raggiunge la cifra di oltre 3,7 milioni di euro, ottenuta con un presunto sistema di spoliazione patrimoniale che si ritiene orchestrato con cura per danneggiare i creditori.
Le attività investigative, portate avanti dal Nucleo di polizia economico finanziaria e coordinate dalla Procura cittadina, guidata dal procuratore Camillo Falvo, svelerebbero un meccanismo definito “subdolo”.

Il trasferimento
Si ipotizza che gli indagati abbiano messo in atto numerose operazioni distrattive per sottrarre l’intero patrimonio immobiliare di una società destinata al fallimento.
Il cuore del raggiro sarebbe consistito nel trasferimento dei beni verso una società di nuova costituzione, una cosiddetta Newco, riconducibile agli stessi indagati.
Questi passaggi sarebbero avvenuti attraverso atti negoziali per le fiamme gialle senza una reale giustificazione economica e, soprattutto, senza alcuna controprestazione adeguata, in pratica con il solo obiettivo di spossessare la ditta originaria dei suoi asset principali.

Il Fisco raggirato
Oltre al crac pilotato, gli accertamenti farebbero emergere un quadro di totale opacità fiscale. È stata infatti riscontrata l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2022, un tassello che aggrava la posizione dei protagonisti di questa vicenda.
Non solo: i finanzieri hanno scoperto che sarebbero state occultate anche le scritture contabili, una mossa per nascondere, evidentemente, le tracce dei movimenti illeciti e impedire la ricostruzione del reale volume d’affari.
Per la Guardia di Finanza questa condotta, in aperta violazione delle norme vigenti, confermerebbe la volontà di operare al di fuori di ogni controllo di legalità.




























