Stasi (Co-Ro): emodinamica punta dell’iceberg dello smantellamento della sanità pubblica

in PoliticaSaluteprovincia di Cosenza
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Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, lancia un duro attacco contro la gestione della salute pubblica in Calabria. La controversia riguarda la cancellazione del servizio di emodinamica dagli ospedali spoke di Paola, Lamezia Terme, Vibo Valentia e Corigliano-Rossano. L’interruzione dei provvedimenti annunciati nei Dca del 2024 e ritirati nella Delibera di Giunta Regionale di quest’anno, rappresenta per il primo cittadino “l’emblema della politica menzognera dell’attuale classe politica regionale”. Secondo Stasi, l’esecutivo “non ha proferito più parola sulla emodinamica dopo aver dato in pasto e mortificato dei dirigenti medici per fargli difendere posizioni indifendibili”.

> Flavio Stasi

L’assalto al privato

La mancanza di posti letto e il depotenziamento delle strutture pubbliche stanno spingendo sempre più cittadini verso la sanità privata.

Per Stasi l’emodinamica costituisce “soltanto la punta dell’iceberg del sistematico smantellamento della sanità pubblica calabrese”. Il sindaco descrive una situazione drammatica nei pronto soccorso, dove centinaia di famiglie disperate si sentono dire “se volete, potete andare dal privato”.

L’amministratore evidenzia come “persino i posti di ricovero nei reparti medici iniziano a rappresentare un terreno di speculazione privata” e si chiede “se persino il ricovero nei reparti medici è diventato appannaggio del privato, che cosa resta della sanità pubblica?”.

Un modello da cambiare

Il quadro delineato evidenzia un disegno preciso in cui la tutela della salute rischia di trasformarsi nel “più importante e squallido business che la storia della nostra terra abbia conosciuto”.

Il primo cittadino critica anche la nascita di Azienda Zero, definita come uno strumento per “trasformare definitivamente la salute pubblica in un centro di potere facilmente gestibile”.

Per invertire la rotta a suo dire occorre superare il modello Hub-Spoke e costruire “una sanità decentrata e dei territori” ma serve anche una nuova classe dirigente capace di gratificare i medici e di non avere “alcun altro interesse se non quello di tutelare il nostro diritto alla salute”.

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