Violenze e intimidazioni: mali mai sradicati del crotonese

11 luglio 2022, 15:00 Imbichi

L’aggressione all’ex sindaco di Roccabernarda, tutt’ora ricoverato in gravi condizioni, è l’ultimo tassello di un male endemico ma taciuto nell’intera provincia crotonese: la violenza, l’intimidazione, il sopruso. Portato avanti sistematicamente (e spesso impunemente) contro rappresentanti dello stato, della comunicazione e della società civile.


di Francesco Placco

Vogliamo sforzarci di raccontare una Calabria bella. Un paradiso in terra, fatto di tesori nascosti e segreti custoditi in boschi monumentali, borghi mozzafiato e coste da cartolina. Tutti attributi che alla Calabria non mancano di certo, ma che si infrangono violentemente contro l’altra faccia della medaglia, come le onde del mare d’inverno.

In Calabria pare vigere ancora oggi la vetusta legge del più forte. L’ultimo esempio, balzato agli onori delle cronache nazionali, è la grave aggressione a Francesco Coco (LEGGI), avvenuta nello stesso comune dove pochi mesi addietro comparvero delle scritte intimidatori sul municipio (LEGGI). Erano “termini di mafia” quelli scritti sul muro del palazzo comunale, ma poi tutto si ridimensionò a dei semplici dissidi tra ragazzini (LEGGI). Oggi, i due imputati dell’aggressione sono due minorenni, di appena 17 anni (LEGGI).

Guai a pronunciarla, quella parola, nel crotonese. Le innumerevoli intimidazioni, portate a termine in ordine sparso lungo tutta la provincia, sembrano sempre dei casi isolati, degli eventi unici, cose che succedono e basta. Ma sono tante, troppe, le aggressioni o le intimidazioni portate a termine contro esponenti delle pubbliche amministrazioni. E basterebbe vedere i casi andati a segno solo in questo 2022, per farsi un’idea.

Sempre a Roccabernarda, i manifesti elettorali di una sola candidata a sindaco sono stati vandalizzati, divelti e addirittura bruciati. Ad aprile sono stati recapitati dei proiettili al sindaco e ad un assessore di Verzino (LEGGI), dove ignoti hanno anche tagliato numerosi ulivi di proprietà della famiglia primo cittadino. E sempre ad aprile, ignoti hanno tagliato altri ulivi nelle proprietà dell’ex sindaco di Petilia Policastro. Ma ci sono anche gli escrementi sull’auto di una consigliera comunale di Crotone (LEGGI), mentre non si contano le auto date alle fiamme nel circondario, le ultime ad Isola Capo Rizzuto (sul finire del 2021) e nella vicina San Giovanni in Fiore.

Daltronde, l’osservatorio del Ministero dell’Interno (QUI) conta già 5 casi di intimidazioni agli amministratori nel crotonese, nel solo primo trimestre del 2022. Tutto questo si somma poi ai reati comuni, alla violenza domestica o del mondo criminale, o le intimidazioni rivolte agli operatori della comunicazione, alla stampa: sono aumentate anche quelle.

Possiamo continuare a vedere tutti questi casi, in una provincia relativamente piccola come la nostra, come eventi isolati. Realtà dettate più da problemi personali, da divergenze private, insomma, cose che non ci riguardano. Oppure, possiamo vederci una trama. Un disegno. Una realtà consolidata: quella dell’intimidazione come modus operandi. Della sottomissione a furia di danni, di violenza, ma anche di pressioni psicologiche e letterine intimidatorie.

Le indagini – che non mancano - appureranno anche questo triste evento, che getta un’ombra cupa al netto delle prese di posizione contro la violenza o la mafia. Perché nonostante le parole pronunciate in tutti questi anni, violenza e mafia sono ancora qui, e continuano a ferire molto più di una penna.