Il presidente di Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) Calabria, Vincenzo Mazzei, ha espresso una ferma critica nei confronti dei criteri di classificazione della montagna inclusi nel nuovo schema della legge montagna in discussione in Parlamento, ribadendo la posizione già espressa a livello nazionale. La critica si concentra sulla scelta di classificare la montagna esclusivamente in base all’altitudine, un approccio definito “del tutto inopportuno” e rischioso.
L’esclusiva e l’ideologia
“Non vogliamo nuove frammentazioni e una montagna esclusiva,” ha dichiarato Mazzei sottolineando come gli Appennini, in particolare, non siano le Alpi, e un criterio uniforme basato sull’altimetria rischia di “rendere tutto uguale, oltre che di tagliare fuori chi è più in basso.”
Mazzei ha condiviso pienamente la visione di Antonio De Rossi, professore del Politecnico di Torino, che denuncia come la nuova legge rischi di “restaurare una sorta di ideologia sulla ‘montagna vera’ separata da una presunta ‘montagna falsa’”.

Il rischio “Riserva Indiana”
La critica più profonda riguarda l’assolutizzazione di pochi parametri fisici, che ignorano i progressi compiuti negli anni sulla considerazione delle caratteristiche sociali ed economiche dei territori.
Secondo Mazzei, ristabilire un confine netto, basato sull’altimetria e in barba alla natura relazionale dei sistemi territoriali, è un passo indietro: “Significa rinchiudere nuovamente lo spazio montano in una sorta di riserva indiana, il cui unico destino può essere solo quello di una montagna assistita, destinata a fondale paesaggistico e a parco divertimenti per il turismo.”
L’intervento del Presidente di Uncem Calabria, lanciato dal congresso regionale con l’appoggio dei Sindaci calabresi, mette in luce la necessità di una legislazione che tenga conto della storica interconnessione (“metromontana”) del territorio italiano, senza creare divisioni artificiali e controproducenti per lo sviluppo locale.






























