Le colline aspromontane affacciate sullo Stretto di Messina sono diventate teatro di continui ed illegali abbattimenti di volatili protetti. Durante il campo antibracconaggio svolto dal 14 al 27 settembre, i volontari di Legambiente, sostenuti da Nabu e Vgp Foundation, hanno registrato numerosi colpi di fucile in zone boscose devastate dagli incendi, dove la caccia è vietata per dieci anni. A farne le spese sono stati soprattutto giovani falchi di palude, colpiti mentre cercavano un rifugio per la notte prima di affrontare la traversata verso l’Africa.

L’ultimo rifugio strategico
L’area rappresenta il principale dormitorio italiano per i rapaci migratori diurni lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Ogni mese di settembre la zona ospita oltre 1000 falchi di palude, centinaia di falchi pecchiaioli, bianconi, albanelle, gheppi e specie rarissime come il capovaccaio.
Come spiega Antonino Morabito, responsabile Cites di Legambiente: “Quello che abbiamo visto non è l’evento isolato dovuto a qualche irriducibile. È un bracconaggio ben organizzato, con vedette e comunicazioni rapide per sfuggire ai controlli”.

Controlli ed episodi passati
L’iniziativa fa seguito a quella del 2025, quando otto volontari e i Carabinieri Forestali con l’unità Soarda avevano presidiato il territorio nei primi quattordici giorni di settembre.
In quell’occasione un cacciatore di frodo era stato arrestato a Villa San Giovanni con un falco appena abbattuto e si era intercettato un trasporto di oltre 2200 piccoli uccelli.
Nel 2026 il monitoraggio è stato spostato alla seconda metà del mese per coincidere con l’apertura della caccia, momento in cui le doppiette illegali si confondono più facilmente con l’attività venatoria consentita.

Le richieste alle istituzioni
Nonostante le usanze legate ad antiche prove di mascolinità siano vietate da oltre cinquant’anni, la pratica sopravvive come dimostrazione di potere sul territorio.
L’Italia figura tra i paesi europei con il maggior numero di uccisioni illegali e le recenti modifiche legislative rischiano di indebolire le tutele.
Legambiente e Nabu chiedono alla Prefettura e alla Regione Calabria una vigilanza continua tra agosto e ottobre, controlli continui sulle aree incendiate e l’istituzione di una riserva protetta che tuteli l’intero dormitorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria.































