Un noto imprenditore di Catanzaro, da tempo attivo nel settore della nautica e della rappresentanza di ricambi industriali, coinvolto in diverse inchieste contro la ‘ndrangheta e ritenuto legato alle cosche del Crotonese, è si è visto sequestrare stamani beni per un valore che si stima intorno al mezzo milione di euro.

Le origini dell’inchiesta
Ai sigilli si arriva dopo delle approfondite indagini disposte in sinergia dal Direttore della Dia e dal Questore del capoluogo di regione. Sul profilo giudiziario dell’uomo pesa una condanna a 15 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, decisa dalla Corte di Appello di Catanzaro il 24 febbraio scorso nell’ambito della celebre operazione Basso Profilo, inchiesta condotta dalla Dda.
Secondo gli inquirenti sarebbe stato organico alla locale di Cutro, con un ruolo di primissimo piano nell’articolazione facente capo alla cosca Bagnato di Roccabernarda, sempre nel Crotonese.

Il ruolo nell’organizzazione
In base a quanto ricostruito finora, l’uomo, a partire dal 2005, avrebbe garantito un costante apporto di tipo imprenditoriale nell’area di Catanzaro, trovandosi al vertice di una complessa e collaudata struttura in grado di emettere sistematicamente fatture per operazioni inesistenti.
Una rete contabile che si sospetta fosse utile ad alimentare le casse e a soddisfare i bisogni finanziari di numerosi altri operatori economici legati ai clan alleati.

Il patrimonio cautelato
Gli accertamenti patrimoniali avrebbero quindi fatto emergere una marcata e ingiustificata sproporzione tra l’ingente valore delle proprietà possedute e i redditi dichiarati ufficialmente al fisco.
Il sequestro ha così interessato una società a responsabilità limitata con sede a Catanzaro, due quote societarie, due immobili, un’auto, un prezioso orologio Rolex, oltre a due rapporti finanziari, polizze vita e buoni minori.






























