Bankitalia: l’economia calabrese frena, lavoro in calo e acquisti timidi

Catanzaro Attualità

Nell’anno scorso la crescita dell’attività economica in Calabria si è attenuata rispetto al 2015, quando l’andamento del PIL aveva beneficiato dell’annata particolarmente positiva del settore primario e dell’afflusso di fondi pubblici connesso alla chiusura del ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013. I divari negativi rispetto ai livelli pre-crisi rimangono ampi.


È quanto emerge dal rapporto sull’economia stilato dalla Banca d’Italia e presentato proprio stamani. I dati della relazione evidenziano che, nei settori principali, rimane ancora stagnante, nel complesso, l’attività industriale mentre indicazioni più favorevoli arrivando dalle imprese di maggiori dimensioni e da quelle esportatrici.

Prosegue poi il calo del settore delle costruzioni mentre i servizi registrano una seppur debole crescita. Da contro continua un lento miglioramento della redditività delle imprese che, tuttavia, secondo Banckitalia non si traduce ancora in una ripartenza degli investimenti.

I prestiti alle imprese mostrano una lieve ripresa, riflettendo un aumento della domanda di finanziamenti definito “modesto” mentre la rischiosità del credito si è ridotta, anche a seguito del graduale miglioramento del quadro economico e del processo di selezione delle imprese indotto dalla crisi.

Quanto al mercato del lavoro, poi, si sono progressivamente esauriti nel corso dell’anno i segnali di recupero che si erano registrati dalla metà del 2015. Una dinamica che, secondo gli analisti della Banca d’Italia, sarebbe connessa anche alla riduzione degli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato.

Infatti, è tornata a ridursi la quota dei nuovi contratti stabili ed è aumentata l’incidenza dei lavoratori a tempo parziale. Difficoltà che nel complesso incidono, in particolare, sulla condizione occupazionale di giovani e donne.

Dal 2015, inoltre, sono tornati ad aumentare il reddito e i consumi familiari, dopo le forti contrazioni degli anni precedenti. Tra le principali voci di spesa, crescono ancora, sempre nel 2016, gli acquisti di beni durevoli, che di frequente erano stati rimandati durante la crisi. Si registra una ripresa anche per le transazioni di immobili residenziali.

La percezione delle famiglie sulla propria situazione economica, però, rimane comunque peggiore di quella media italiana; ad incidere sul “pessimismo” il fatto che in regione vi siano più famiglie in condizioni di disagio economico. Anche i prestiti ai nuclei continuano a crescere, riflettendo in prevalenza la domanda di finanziamenti in espansione.

Intanto, prosegue il processo di riconfigurazione della rete territoriale delle banche, un fenomeno in atto dal 2009 e comune al resto del Paese. A fronte della riduzione della rete “fisica” è aumentata infatti la diffusione dei canali alternativi di contatto tra banca e cliente; come quelli digitali, sebbene gli sportelli calabresi continuino a caratterizzarsi per un’elevata operatività nei servizi di pagamento tradizionali.

Quanto alle Amministrazioni Locali: negli ultimi anni la loro spesa corrente è cresciuta, nonostante le misure adottate per contenere il costo del personale. Gli investimenti pubblici sono tornati a calare nel 2016 dopo il picco registrato nella fase di chiusura del ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013.

La pressione fiscale locale sulle famiglie, infine, si è lievemente ridotta a seguito della sostanziale abolizione della Tasi ma si mantiene al di sopra della media delle Regioni a statuto ordinario. Cresce il debito delle Amministrazioni locali, la cui incidenza sul PIL è superiore al resto del paese.