Truffe, rapine e riciclaggio da Roma fino alla Calabria: sequestrati beni per quasi 2 milioni

Calabria Cronaca

Farebbero base a Roma ma opererebbero un po' in tutta Italia, spingendosi fino in Calabria per compiere truffe, rapine e riciclare mezzi rubati. Sarebbe questo il core business di una vera e propria organizzazione criminale scoperta dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza della Capitale ed alla quale questa mattina è stato sequestrato un patrimonio dal valore di circa 1,8 milioni di euro.

Il blitz - scattato nell'ambito di un'operazione denominata Gialla e Nera - riguarda un gruppo criminale a base parentale di etnia rom, dedito secondo l'accusa a delitti contro il patrimonio, furti e rapine in abitazione, truffe ai danni di anziani, truffe online, riciclaggio di veicoli di lusso ed attività affini.

Come appurato dalle prime indagini, molti dei soggetti proverrebbero dai territori dell'ex Jugoslavia, e non sarebbero legati da legami di sangue diretti avendo diversi cognomi. Tuttavia, vennero riconosciuti come "figli" o comunque "parenti" dal gruppo al fine di ottenerne così i documenti per attestarne falsamente la cittadinanza italiana.

Ciò sarebbe accaduto almeno fino agli anni '70, dopo i quali i vari componenti del gruppo si sarebbero così stabiliti su Roma e nei suoi dintorni gestendo le attività criminali e gli affari illeciti, in gestione diretta con un altro clan (quello dei Sinti) dedito principalmente al traffico di sostanze stupefacenti.

Questa mattina sono state sequestrate le quote sociali di due compagnie dedita alla vendita di veicoli e di un bar, e sono stati apposti i sigilli a quattro immobili e sei autovetture di lusso, per un valore complessivo di circa 1,8 milioni di euro.

LE TRASFERTE IN CALABRIA

Lo stesso gruppo avrebbe operato in diversi frangenti anche nel Sud Italia, in particolare tra Basilicata, Calabria e Sicilia, dove organizzava delle vere e proprie trasferte dedite al riciclaggio di denaro ed alla ricettazione di auto di lusso, che venivano poi rivendute in altri paesi europei o arabi.

Mentre gli uomini del gruppo si dedicavano a tali attività, le donne avrebbero svolto altri compiti, come furti e rapine in appartamento, ma anche truffe, spesso a danno di anziani residenti in piccoli borghi. Queste si sarebbero introdotte nelle abitazioni dei malcapitati (spesso anche in loro presenza) sottraendo denaro, gioielli e preziosi, ma anche rubando carte di debito con relativi pin per poi prelevarne tutto il denaro disponibile.