Sequestro Mazzotti, il fratello: “a mio padre dissero che avrebbero fatto a pezzi Cristina”

Calabria Cronaca
Cristina Mazzotti

Nella mattinata odierna, mercoledì 2 aprile, a Como si è svolto un nuovo processo nei confronti di tre imputati, accusati di essere i mandanti del sequestro di Cristina Mazzotti, rapita a Eupilio la sera del 30 giugno 1975 (QUI) e ritrovata morta l'1 settembre successivo in una discarica di Galliate, in provincia di Novara.

In veste di testimoni, la corte d'Assise ha ascoltato il fratello e la sorella della vittima, Vittorio e Marina Mazzotti.

"Ricevemmo la notizia della morte di nostra sorella il primo settembre. Non posso dimenticarlo anche perché era il compleanno di nostra madre, che proprio il giorno in cui compiva 50 anni venne a sapere che sua figlia non c'era più" ha dichiarato commosso il fratello.

"Cristina era la piccola di casa, una ragazza brava e diligente e dopo il rapimento mio padre rispose alla prima telefonata. Gli chiesero cinque miliardi di lire di riscatto. Lui rispose che non era in grado di pagare e quelli replicarono minacciandolo di mandargli indietro la figlia a pezzettini. Papà era un uomo giovane e forte che ne aveva vissute e viste di tutti i colori, ma non sopportava quelle minacce. Alle successive telefonate risposi io" ha aggiunto.

"Il pagamento del riscatto, alimentò la speranza di rivedere Cristina, ma i giorni passarono senza notizie. Il primo settembre mio zio andò in questura a Como per chiedere informazioni e, siccome non tornava, anch'io mi misi al volante con un altro zio per sincerarmi di che fine avesse fatto. Per strada incrociammo la sua auto. Ci fermammo. Lui scese e in lacrime ci diede la notizia della morte" ha chiosato inoltre.

"Ricordo la disperazione dei miei genitori. Si misero a letto e mio fratello e io ci mettemmo a letto accanto a loro sperando di poterli consolare. Ma c'era poco da consolare" conclude la sorella Marina.

Gli imputati sono Giuseppe Calabrò, 74 anni di San Luca residente a Bovalino detto "u' duttiricchiu"; Antonio Talia di 73, di Africo ed infine Demetrio Latella - detto "Luciano" - 71enne di Reggio Calabria, ma residente nel Novarese.

Di quest'ultimo, risulterebbe un' impronta digitale sulla carrozzeria della Mini, sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento, ma che gli fu attribuita dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma, soltanto a fine 2006.

Il quarto imputato, Giuseppe Morabito, è deceduto per malattia alla fine dello scorso novembre, a processo già avviato. La prossima udienza, è prevista il 16 aprile, quando l'imputato Calabrò dovrebbe sottoporsi all'esame, unico dei tre ad avere accolto l'invito del tribunale.