Una realtà dolorosa emerge dai dati resi noti in concomitanza con la Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi che si celebra oggi. L’Associazione Meter ha deciso di accendere i riflettori su un fenomeno drammatico che continua a colpire migliaia di famiglie nel nostro Paese. Nel corso del 2025 le segnalazioni di scomparsa di minori registrate in Italia hanno superato la spaventosa quota di 17mila casi.

I numeri di un dramma umano
Di fronte a questo scenario inquietante, il sodalizio fondato da don Fortunato Di Noto ha lanciato un appello per scuotere le coscienze dei cittadini. “Non permettiamo che il tempo trasformi i bambini in numeri o casi dimenticati”, spiegano i volontari. La mobilitazione mira a mantenere alta l’attenzione pubblica per evitare che cali l’oblio sulle tante vite sospese.
I dati emersi dalla trentaquattresima relazione del Commissario Straordinario del Governo per le Persone Scomparse mostrano una situazione complessa.
L’hanno scorso ha fatto registrare 25.358 segnalazioni complessive a fronte delle 24.890 del 2024, con un incremento dell’1,9 per cento. Le persone effettivamente interessate sono 22.065, considerando le denunce multiple per gli stessi soggetti.
In questo quadro i minori rappresentano la quota più ampia con ben 17.942 segnalazioni, pari al 70,7 per cento del totale annuo. Una parte significativa di queste denunce, nello specifico 11.369, riguarda minori stranieri.
Quanto invece al primo trimestre di quest’anno, si registrano già 4.482 segnalazioni, evidenziando comunque una parziale flessione rispetto allo stesso periodo precedente.

Il preoccupante contesto regionale
In questo drammatico contesto nazionale, non manca di far sentire la sua presenza, ahinoi, anche la Calabria, che in tal senso mostra dinamiche precise.
Nel corso del 2025, la nostra regione ha registrato infatti e complessivamente 518 denunce di scomparsa di minori. Di queste il 78% è riferito anche da noi a minori stranieri (principalmente legati ad allontanamenti volontari dalle strutture di accoglienza temporanea presenti sul territorio, complici i flussi migratori che interessano le coste regionali), mentre il restante 22% riguarda minorenni italiani.
La macchina delle ricerche sul territorio, coordinata dalle singole Prefetture in sinergia con le Forze dell’Ordine, è riuscita a rintracciarne e trarne in salvo circa il 42% dei segnalati entro i primi mesi dall’allontanamento.
Un dato incoraggiante ma se si analizzano i report del Ministero dell’Interno relativi all’ultimo decennio – dal 2016 al 2025 – si evidenzia come la Calabria rimanga una regione chiave in questa emergenza, principalmente a causa della sua posizione geografica di frontiera e dei numerosi sbarchi di migranti.
Qui da noi le segnalazioni hanno difatti seguito proprio l’andamento dei flussi migratori: il picco massimo si è così registrato nel biennio 2022-2023, in concomitanza con l’aumento degli arrivi sulle coste ioniche, per poi mostrare un leggero assestamento e una successiva stabilizzazione nel corso del 2025.
Sebbene in percentuale minore (circa il 15-20% dei casi totali del decennio), le sparizioni di minori italiani in Calabria, invece, sono legate principalmente a dinamiche di conflittualità familiare, sottrazioni internazionali da parte di un genitore o allontanamenti volontari di adolescenti dovuti a situazioni di grave disagio sociale ed economico.
Quelle storie sospese nel tempo
Le statistiche fredde non possono però nascondere i volti e le storie di chi è svanito nel nulla lasciando ferite profonde. “Sono quasi passati tre anni dalla scomparsa della piccola Kata, ma possiamo ricordare tante e tanti altri, Angela Celentano, Denise Pipitone e le tante storie che ancora oggi non hanno trovato una risposta”, ha dichiarato con fermezza il fondatore proprio don Fortunato Di Noto.
Il sacerdote ha ricordato che dietro ogni minore scomparso c’è una famiglia che continua ad aspettare, a cercare e a sperare. Per questa ragione le istituzioni non possono permettere che l’opinione pubblica si assuefaccia a queste tragedie quotidiane. Ricordare un nome significa dire a voce alta che quei bambini esistono ancora.

Le nuove minacce dal digitale
L’impegno sociale deve saper guardare anche alle nuove sfide imposte dalla modernità e dai contesti tecnologici odierni. L’associazione, da quasi 40 anni in prima linea nella tutela dell’infanzia, accende l’attenzione anche sulle nuove e insidiose minacce digitali.
Secondo don Fortunato, oltre alle indagini tradizionali, oggi è diventato assolutamente necessario un forte investimento nell’educazione dei più giovani.
Serve un rafforzamento delle attività di prevenzione ed educazione digitale per proteggere i minori dai pericoli della rete. La lotta contro la scomparsa dei bambini si combatte anche sul web, per evitare che l’isolamento tecnologico diventi la porta d’ingresso per nuove e pericolose forme di sparizione.




























