Bonifiche ambientali, l’Ispra fa il punto: situazione complessa, anche in Calabria

in Attualitàprovincia di Calabria
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È una situazione complessa per il territorio italiano, fornendo uno strumento fondamentale per monitorare il recupero delle aree inquinate. Questo emerge dall’ultimo rapporto annuale (riferito al 2025) dell’Ispra, intitolato Stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia: quarto rapporto sui dati regionali ed a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

Un documento che non è solo una lista di siti, ma serve a capire quante aree un tempo industriali o degradate stiano effettivamente tornando alla collettività grazie alle bonifiche. A livello nazionale, il censimento conta oltre 38.000 procedimenti, ed il 46% dei comuni italiani è interessato da almeno un’attività di risanamento in corso.

Anatomia dell’inquinamento calabrese

Non è un caso che il rapporto nazionale si apra proprio con una foto dall’ex sito industriale di Crotone. Dall’analisi dei database MOSAICO emerge che la Calabria gestisce 215 procedimenti di bonifica, con un equilibrio quasi perfetto tra passato e presente: 110 siti hanno procedure ancora aperte, mentre 105 sono stati chiusi. (ossia bonificati).​

Tuttavia, entrando nel cuore dei procedimenti attivi, la situazione si fa più densa:

  • 39 siti contaminati: in questi casi il rischio per la salute e l’ambiente è conclamato. Per ben 21 di questi siti (circa il 54%) gli interventi di bonifica o messa in sicurezza sono già stati approvati, mentre per i restanti 18 si è ancora fermi alle fasi di analisi del rischio o caratterizzazione;
  • 12 siti potenzialmente contaminati: sono aree “sotto osservazione” dove i test preliminari hanno rilevato anomalie. Per la maggior parte di questi (10 siti), la fase di caratterizzazione — ovvero l’analisi chimica dettagliata del suolo e delle falde — è stata completata, segno di un iter che sta procedendo verso una diagnosi definitiva;​
  • 16 siti “incognita”: il rapporto segnala con una nota di criticità che per 16 procedimenti calabresi le informazioni trasmesse sono “incoerenti”, un dato che pone la regione tra quelle con le maggiori difficoltà nella trasparenza della rendicontazione ambientale;

Il nodo dei siti orfani

Un capitolo centrale riguarda i 73 siti orfani presenti sul territorio regionale. Si tratta di ex discariche abusive, vecchi depositi industriali o aree artigianali dismesse dove chi ha inquinato è sparito o non ha fondi.​ Attualmente, la Calabria ha individuato queste aree ma la strada è in salita: solo 12 siti (il 16%) hanno finora ottenuto la copertura economica per iniziare i lavori. Gli altri 61 siti rimangono in una sorta di “limbo amministrativo”, in attesa che i fondi del PNRR o i piani regionali 2025-2027 sblocchino le bonifiche necessarie.​

Trasparenza e superfici: cosa manca

Nonostante lo sforzo di censimento, la Calabria presenta una lacuna importante: non ha ancora comunicato al sistema nazionale l’estensione delle aree coinvolte. Mentre altre regioni dichiarano con precisione i metri quadri sottratti all’inquinamento, per la Calabria non è possibile sapere quanta parte del territorio sia effettivamente “sotto scacco”.​

Questo deficit informativo rende difficile una pianificazione urbanistica moderna, lasciando cittadini e amministratori locali con una visione parziale del problema. L’obiettivo per il 2026 dovrà essere la digitalizzazione completa di queste anagrafi per garantire a tutti i calabresi il diritto di sapere quanto sia pulito il terreno sotto i loro piedi.

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