Cets Sila, svolto il secondo incontro su tradizioni, territorio e sostenibilità

in Attualitàprovincia di Cosenza
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Non è stato solo un incontro tecnico sulla documentazione e le procedure per la Carta Europea del Turismo Sostenibile per il parco nazionale della Sila, è stata l’occasione per discutere dell’intreccio tra sostenibilità e valorizzazione delle tradizioni del territorio. Il secondo forum CETS si è svolto il 27 gennaio ed è iniziato con l’illustrazione dei disciplinari e gli impegni per tutti coloro che hanno deciso o sono intenzionati ad aderire al percorso CETS del parco nazionale della Sila. I lavori sono stati aperti da Maria Villani, responsabile progetti Federparchi. Ha proseguito Ada Occhiuzzi, referente Cets per il parco, che si è soffermata sulle modalità e il significato dell’adesione degli operatori economici e turistici alla carta. Nel merito della carta è poi intervenuto Corrado Teofili, responsabile Cets Federparchi.

Nel corso della discussione, molto partecipata e attenta, vi sono stati momenti emozionanti con la dimostrazione dal vivo di come funziona il telaio greco, uno strumento caratteristico della tradizione del territorio silano, ed è stato possibile vedere da vicino i manufatti tradizionali. Un focus particolare lo merita l’arazzo chiamato Punto del Giudice, un’esperienza che trasforma una visita tecnica in una storia affascinante dietro la sua magnifica decorazione. Secondo la tradizione, un figlio viene accusato ingiustamente e arrestato. La madre, disperata, si rivolge a un giudice chiedendo aiuto e giustizia. Il giudice riconosce l’ingiustizia e assolve il figlio. La donna, a quel punto, per ringraziarlo, realizza e gli dona un arazzo “parlante”, cioè un tessuto che diventa messaggio.

Al centro, infatti, compare una bilancia, simbolo della giustizia; resa in modo originale, come un rombo segnato da “denti” (che richiamano un taglio netto: la giustizia che separa il vero dal falso). Accanto compaiono elementi augurali: rami di vite e grappoli d’uva (abbondanza e gioia) e due colombe (pace). Il risultato è un manufatto che non è solo bello: è un ringraziamento, un ex voto laico, un racconto tessuto. E soprattutto è uno stimolo a riflettere su come valorizzare le peculiarità e le meraviglie della tradizione del territorio seguendo percorsi di sostenibilità e non di mera commercializzazione. Uno degli obiettivi della Cets.

Restando in tema di produzioni sostenibili, ci si è soffermati anche sull’uso della ginestra (in molti contesti chiamata localmente anche ginestara): una fibra vegetale della tradizione calabrese utilizzata anche per realizzare tessuti (come l’arazzo del racconto). La fibra veniva lavorata con passaggi lunghi e pazienti (raccolta, essiccazione, macerazione, battitura, cardatura, filatura e tessitura). Un esempio che collega tradizione e sostenibilità: materia prima locale, filiera artigianale, competenze tramandate. Un’idea che potrebbe prendere forma ed essere rilanciata nell’ambito del percorso della carta.

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