Domani mattina, mercoledì 15 aprile (alle 10), la Sala Leone di Palazzo Arnone a Cosenza si trasformerà nel palcoscenico di un ritorno atteso. La scelta del luogo non è decisamente casuale, la sede della Galleria Nazionale, dove i Carabinieri del Tpc, il nucleo Tutela Patrimonio Culturale, restituiranno ufficialmente 46 reperti archeologici di inestimabile valore. Questi oggetti, testimoni silenti di un passato glorioso, torneranno finalmente nelle mani di Filippo Demma, direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari in una cerimonia che si terrà alla presenza del Prefetto bruzio e del Comandante Provinciale dell’Arma, insieme alle massime autorità cittadine.

L’indagine del 2019
Il recupero è il frutto della complessa operazione denominata Achei, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone. L’inchiesta – scattata alla fine del 2019 – svelò una fitta rete di scavi clandestini che partivano dal territorio crotonese per ramificarsi in tutta Italia e oltre il confine, arrivando in Francia, Gran Bretagna, Germania e Serbia.
Gli investigatori documentarono come i tombaroli utilizzassero persino dei sofisticati metal detector per individuare le aree dove scavare.
“Un’aggressione sistematica e brutale al nostro patrimonio” fa la definizione data dagli esperti durante le fasi cruciali dell’indagine, che portò all’emissione di numerose misure cautelari.

Frammenti di storia
Tra i beni che tornano a casa figurano vasi, monete e frammenti architettonici che erano stati sottratti illegalmente dal mercato nero internazionale.
L’operazione di circa sette anni fa dimostrò come il traffico illecito di beni culturali sia un business spietato, capace di sradicare la memoria di un popolo per fini di lucro.
Grazie alla cooperazione internazionale e al lavoro del Reparto Operativo, è stato possibile intercettare i reperti pronti per essere venduti a collezionisti stranieri. Oggi, quella ferita inferta alla storia della Magna Grecia inizia finalmente a rimarginarsi.






























